Easy Vision


latr325 luglio 20181min700

“I Miti e il Territorio nella Sicilia dalle mille culture. L’evoluzione del caravaggismo nell’arte contemporanea”.

Easy Vision è anche questo, un viaggio virtuale nell’arte siciliana, tra passato e presente, attraverso un percorso plurisensoriale e surrealistico. Gli organizzatori ci hanno emozionato, riuscendo ad unire la bellezza manieristica tramandata dai grandi maestri seicenteschi e le tecniche di artisti contemporanei proiettati nella continua innovazione.

La mostra, diretta da Andrea Maggio (Direttore Artistico dell’Associazione culturale Fiera Franca SS. Salvatore) in collaborazione con “Lab_04” e curata da Franco Paliaga, rappresenta un’esposizione unica che riunisce 23 capolavori: 13 opere di artisti del passato come Francesco Furini, Nicolas Regnier, Bernardo Strozzi, Pietro Novelli; e 10 opere di artisti contemporanei, come Ugo Levita, Loredana Meo, Rocco Normanno, Michelangelo della Morte e Alex Folla, tutti dotati di specchiata tecnica e grande levatura artistica, amanti delle luci e delle atmosfere caravaggesche.

Easy Vision, a modo suo, ha voluto immortalare questo magico evento.



latr31 novembre 20171min7530

Il Museo degli Arazzi di Marsala custodisce 8 Arazzi fiamminghi del XVI secolo che narrano episodi storici della guerra giudaico-romana, della quale ci danno notizia Tacito e Giuseppe Flavio. In particolare fanno riferimento a scene delle campagne militari di Vespasiano contro i Giudei.

Nell’anno 66 dell’era Cristiana, era imperatore Nerone e la Giudea si ribellava ai governatori romani. Le prime azioni militari furono favorevoli ai ribelli. Le disfatte subite dall’esercito romano fecero temere che tutto l’Oriente potesse andare perduto. Per fermare la rivolta giudaica, Nerone designa Vespasiano governatore degli eserciti romani in Siria. Il figlio di Vespasiano, Tito, raduna e riorganizza le legioni romane in Siria per procedere contro i ribelli giudaici.

 



latr31 novembre 20173min3380
IPOGEO DI CRISPIA SALVIA

La tomba dipinta di Crispia Salvia, scoperta nel 1994, costituisce il più importante monumento della Necropoli di Lilibeo e al momento anche l’unico di questo tipo in Sicilia per la ricchezza della decorazione pittorica che ne riveste integralmente le pareti. La tomba consiste in una grande camera funeraria ipogea di circa 25 mq di superficie, di forma trapezoidale, cui si accede da un dromos, corridoio a gradini scavati nella roccia.

Nelle pareti della camera sono ricavate sei tombe a cassa entro nicchie, quattro con decorazioni dipinte sulle pareti e due ad arcosolio, sormontate da nicchia ad arco non decorate. Il pavimento è ricoperto da uno strato di malta molto sottile.

Per i riti in onore dei defunti era posta al centro una piccola ara ed erano scavate nel  piano pavimentale quattro cavità circolari, in corrispondenza delle quattro tombe. La zoccolatura perimetrale dell’intera stanza che riveste la facciata esterna delle tombe è dipinta in rosso.

La particolarità della scoperta è data dalle scene figurate e dai motivi decorativi, contraddistinti da una vivace e intensa policromia. I soggetti più interessanti sono dipinti nelle nicchie delle due tombe situate a destra e di fronte l’ingresso. Nella prima sono raffigurate, sulla parete centrale decorata con uno sfondo di fiori rossi, cinque figure maschili che incedono verso destra in direzione di una flautista seduta, che suona un aulòs, flauto a canne doppie. Ciascuna delle cinque figure unite in corteo, a capo scoperto, poggia un braccio sulla spalla di quello che lo precede.

Anche i due lati brevi della nicchia sono decorati uniformemente con fiori rossi, che alludono al giardino dell’Eden; a sinistra è dipinta una scena di banchetto con le stesse figure maschili sedute intorno ad un tavolo a ferro di cavallo che bevono vino rosso da coppe di vetro. Al centro della scena, davanti al tavolo, una trapeza, tavolino con tre gambe, con sopra una coppa di vino rosso.

Ricavata nella parete nord della camera funeraria, di fronte all’ingresso, si trova la tomba di Crispia Salvia, da cui prende il nome l’ipogeo. Nell’angolo in alto a sinistra della parete centrale, è inchiodata una lastra di terracotta con un’iscrizione latina, spezzata da scavatori clandestini che in età imprecisata violarono la tomba, per cui non è stato possibile documentarne i corredi funerari.
L’iscrizione, datata al II secolo d.C., indica con il nome di Crispia Salvia la defunta, morta a circa 45 anni di età, alla quale suo marito, Iulius Demetrius, dedica l’epigrafe che la ricorda come moglie dolcissima (uxori dulcissimae) con cui visse per quindici anni con animo lieto (libenti animo). Nella tomba è visibile solo una parte dell’epigrafe, l’altra è esposta al Museo Archeologico Regionale Lilibeo.

Nella stessa parete dell’epigrafe, in posizione un pò decentrata a destra vi sono raffigurati due amorini che reggono una ghirlanda di fiori rossi, da cui pendono nastri e bende verdi.

Sul lato sinistro della nicchia è raffigurato un pavone maschio, caratterizzato da una corona di piume sul capo; sul lato opposto destro, invece, un pavone femmina contornata da dieci melagrane. Tutte e due le figure dei pavoni sono rese di profilo, rivolte verso l’ingresso della camera e sono poggiate su due Kalathos, cesti ricolmi di fiori e frutta. La ricchezza della decorazione pittorica testimonierebbe l’elevato rango sociale della famiglia di Iulius Demetrius.

Sulla parete ovest della camera, nelle nicchie quadrangolari a parete, sono rappresentati due pavoni simmetricamente contrapposti, che reggono una ghirlanda; completa la scena un kalathos inquadrato da due ghirlande disposte a festone. Infine, sullo stesso lato è visibile una colomba bianca, resa di profilo, su un kalathos con fiori rossi.

L’ipogeo che risale al II secolo d. C.,  continuò ad essere utilizzato nel secolo successivo e anche nel IV, epoca alla quale si fanno risalire le due tombe ad arcosolio, di cui l’ultima è ricavata nella parete est del dromos.



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