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latr31 novembre 20174min3220
Marsala, Chiesa di San Giovanni al Boeo, Area archeologica di Capo Boeo

La Grotta della Sibilla e’ uno dei luoghi più suggestivi del Parco di Capo Boeo e la testimonianza archeologica più antica della diffusione del Cristianesimo nella città romana di Lilibeo. Caratterizzata dalla presenza di acque sorgive, nell’immaginario collettivo è legata sia al mito della Sibilla, profetessa che rendeva oracoli dalle profondità della roccia,  che al culto di Giovanni Battista, il santo al quale è dedicata sin dal XII secolo la soprastante Chiesa.

La Chiesa viene citata nelle fonti storiche a partire dal XII secolo, come proprietà dell’abbazia basiliana titolare della Chiesa di Santa Maria della Grotta.

Il primo edificio, databile alla fine del XII – inizi del XIII secolo, era caratterizzato dal catino absidale e da un’unica navata longitudinale scandita all’interno da quattro pilastri, due per lato.

In un momento successivo, l’edificio sacro viene rinforzato da un nuovo muro perimetrale, viene ripavimentato e meglio collegato alla cripta.

Una importante fase costruttiva risale alla seconda metà del ‘500, durante la quale la Chiesa mantiene l’aspetto di edificio longitudinale ad unica navata, con altare maggiore ornato dalla statua di San Giovanni Battista attribuita ad Antonello Gagini.

A questa fase costruttiva appartengono poche  mattonelle invetriate prodotte dalle officine di Sciacca nel tardo XVI secolo, riutilizzate nel successivo pavimento seicentesco a mattoni esagonali, composti da trapezi in maiolica monocroma bianca, gialla, verde e nera, di produzione trapanese. In questo periodo l’edificio si amplia fino ai limiti attuali e vengono definitivamente sistemati i due ingressi simmetrici che scendono nell’ipogeo della Grotta della Sibilla.

Adesso visitiamo la Grotta.

Gli studiosi ipotizzano che la “grotta”, originariamente,  fosse un ambiente seminterrato pertinente ad una domus tardo-imperiale, un luogo fresco ed appartato, che poteva avere la funzione di sala termale, ovvero di specus aestivus, una sorta di “stanza dello scirocco”. Lo spazio centrale non doveva essere coperto, ma comunicante visivamente con il pianterreno della casa.

I vani ipogeici della casa romana vennero riutilizzati in età cristiana,  quando l’ambiente centrale venne coperto da una pseudo-cupola, sormontata da una apertura quadrangolare che fungeva da pozzo essendo in connessione con la vasca sottostante, che a causa della presenza della sorgiva naturale, si ritiene fosse utilizzata dalla prima comunità cristiana di Lilibeo per iI battesimo dei convertiti.

La “grotta”, a 4.80 metri di profondità dall’attuale piano di campagna, è costituita da tre ambienti: uno centrale di forma circolare, uno posto a Nord  e l’altro ad Ovest.

In epoca romano – imperiale l’ambiente centrale dell’antro era decorato con pitture parietali e pavimentato con un mosaico raffigurante pesci della fine II inizi III secolo d.C.

La presenza della ricca falda freatica affiorante dal pozzo quadrato che si trova al centro del vano stesso, emergente per risalita capillare e per influenza delle maree e dunque periodicamente debordante, ha provocato il deterioramento dei mosaici e la perdita di gran parte del partito decorativo.

Nel vano settentrionale a forma absidata per la funzione liturgica della cripta,  si trova un altare in pietra con un altorilievo di probabile scuola gaginesca del XVI secolo, raffigurante Giovanni Battista  recante in braccio l’Agnus Dei.
Proprio dietro l’altare, da una piccola cavità a livello del pavimento, sgorga la sorgente che alimenta la vasca centrale per mezzo di una canaletta.

Il pavimento musivo, sopraelevato rispetto al vano centrale, presenta tracce della originaria decorazione a fondo bianco con fiori cruciformi della fine IV e  inizi V secolo d.C.

L’ambiente ad Ovest è di forma irregolare e probabilmente fu in parte ricavato da un pozzo, il cui taglio è ancora in parte visibile su una delle pareti, che le fonti moderne interpretarono come sepolcro/giaciglio della mitica Sibilla.

Il vano era interamente ricoperto da pitture parietali, in parte ancora visibili, in parte ricostruibili grazie ad un acquerello commissionato da Antonino Salinas alla fine dell’Ottocento: sono riquadri e specchiature di finto marmo, nel registro inferiore, e riquadri con motivi simbolici ancora riconoscibili sulla parete centrale e su quella absidata a destra, nel registro superiore, delimitati da una fascia a nastro con fiori stilizzati.

Sulla parete centrale si distinguono  in alto, al centro, una conchiglia ieratica rossa affiancata da due vasi pieni di frutti poco visibili, e in basso, quattro colombe che circondano un motivo centrale, decoro purtroppo perduto; sulla parete laterale destra campeggiano due grandi pesci rossi. Tali motivi decorativi trovano ampi confronti nelle pitture funerarie e nei cicli musivi paleocristiani di IV secolo d. C.

Come si accede alla grotta attualmente?

Oggi è praticabile soltanto il percorso scalario a Sud, mentre l’ingresso ad Est è stato conservato soltanto per la rampa antica, sul cui soffitto è inserita una lastra a rilievo con croce a braccia patenti del V-VI secolo d.C.



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