Esteri


latr321 gennaio 20191min80

Washington, 21 gen. (AdnKronos/dpa) – Tony Mendez, l’ex agente della Cia noto per aver fatto uscire dall’Iran nel 1980 una gruppo di ostaggi americani, è morto all’età di 78 anni. La sua vicenda aveva ispirato il film ‘Argo’, diretto e interpretato da Ben Affleck. Il segretario di Stato Mike Pompeo in un tweet ha reso omaggio a Mendez, definito “eroe americano” e “funzionario dell’intelligence di straordinario talento”. La vicenda degli ostaggi usa in Iran, ha scritto Pompeo, è stato “solamente uno dei suoi tanti successi”.

Dopo aver lasciato la Cia nel 1990, Mendez scrisse tre libri che raccontavano le sue esperienze all’interno dell’agenzia di intelligence. Anche Affleck ha reso omaggio all’ex agente Cia, che “non cercò mai la ribalta per le sue azioni, ma volle solamente servire il suo Paese”. Mendez si è spento nelle prime ore di domenica a causa del morbo di Parkinson, riferisce un comunicato della famiglia, diffuso dal suo agente letterario, Christy Fletcher.



latr321 gennaio 20191min70

Tokyo, 21 gen. (AdnKronos/dpa) – Si è spento a 113 anni Masazo Nonaka, l’uomo più anziano del mondo. Il suo record era stato certificato lo scorso aprile dal Guinness dei primati. Secondo quanto riporta l’agenzia Kyodo, Nonaka è morto per cause naturali nelle prime ore di domenica, nella sua abitazione ad Ashoro, sull’isola settentrionale di Hokkaido.

Nonaka era nato il 25 luglio del 1905, pochi mesi prima che Albert Einstein pubblicasse la sua teoria della relatività. Nel 1931 si sposò ed ebbe cinque figli. Il Giappone, uno dei Paesi al mondo con la più alta percentuale di anziani, faceva registrare lo scorso settembre 69.785 centenari, dei quali quasi il 90% donne. E’ giapponese anche la più anziana persona al mondo, Kane Tanaka, una donna di 116 anni, che vive a Fukuoka, sull’isola di Kyushu.



latr320 gennaio 20192min170

Roma, 20 gen. (AdnKronos) – Terrore sul barcone in avaria nel Mediterraneo. A bordo ci sarebbero un centinaio di persone, secondo quello che segnala con un tweet Alarm Phone. A bordo ci sarebbe anche un bambino ”privo di conoscenza o morto”. “La situazione è disperata – spiegano – le persone a bordo sono in preda al panico, stiamo cercando di calmarli. Le abbiamo sentite gridare. Uno ci ha detto che presto non sarà più in grado di parlare perché sta congelando”.

A cercare di dare un’aiuto ai migranti in difficoltà una nave dell’Ong Sea Watch che, twittano, “si sta dirigendo verso l’emergenza segnalata da @alarm_phone e sul quale nessuna autorità sta intervenendo. Siamo a circa 15 ore di distanza”. “Non possiamo coprire da soli il #Mediterraneo, dove le persone vengono lasciate morire”, sottolinea Sea Watch su Twitter.

In una serie di messaggi, l’organizzazione Alarm Phone spiega di aver contattato le autorità italiane, maltesi e libiche. L’imbarcazione avrebbe problemi, starebbe imbarcando acqua. “Roma e Malta ci dicono di rivolgerci a Tripoli come autorità responsabile – twittano da Alarm Phone -. Finora, non abbiamo ricevuto alcuna risposta da Tripoli. Non possiamo nemmeno confermare che abbiano ricevuto il nostro messaggio. Abbiamo iniziato a chiamare tutti i numeri telefonici conosciuti, finora senza successo”. Alarm Phone cita fonti maltesi secondo le quali la guardia costiera libica starebbe “lavorando su tre eventi Sar” (Search and Rescue), ma non ci sono conferme che una delle operazioni riguardi questa barca.

La prima segnalazione, raccolta da Alarm Phone attorno alle 11, localizzava l’imbarcazione a circa 60 miglia da Misurata e non faceva riferimento alla presenza di problemi. Poco dopo, la situazione ha iniziato a precipitare.

“Altre 100 persone rischiano la vita in mare” twitta Mediterranea lanciando un appello all’esecutivo. “Chiediamo al Governo del nostro Paese (@Palazzo_Chigi) di non impedire l’intervento della @guardiacostiera per salvarle immediatamente. Siete informati di tutto da ore. Non potete dire che non sapevate”.



latr318 gennaio 20191min80

Parigi, 18 gen. (AdnKronos) – “Domani noi non partecipiamo alle manifestazioni” dei Gilet gialli in Francia che sarà l’atto 10 della protesta iniziata lo scorso 17 novembre 2018. Ad annunciarlo al canale tv francese ‘Cnews’ è uno dei leader dei Gilet gialli, Jacline Mouraud. “Ognuno fa quello che vuole. Ma noi, che abbiamo costituito il partito Emergents, pensiamo che è meglio costruire e proporre. Ormai tutti conoscono le rivendicazioni dei Gilet Gialli. Dobbiamo andare avanti e proporre”, sottolinea Mouraud che si appella ai manifestanti che scenderanno in piazza domani chiedendo di smetterla con le violenza. “Il grosso problema è che ormai ci sono degli ultra violenti e dobbiamo pensare anche all’esconomia francese”, spiega Mouraud.

“Abbiamo lanciato un partito ‘Les Emergents’ che non è solo per i Gilet Gialli. Non parteciperemo alle Europee perché niente di buono si fa nell’emergenza. L’importante in questo momento è la Francia non l’Europa. Vedremo se saremo pronti per andare alle elezioni comunali. Ci potrebbero essere anche legislative”, sottolinea Mouraud. Comunque per le Europee “non abbiamo tempo per prepararci”.

Per Mouraud “bisogna rimettere della dignità nella politica affinché la politica torni ad occuparsi dell’essere umano. Vogliamo che sia possibile vivere degnamente del proprio lavoro”.



latr316 gennaio 20192min80

Roma, 16 gen. (AdnKronos) (di Maria Grazia Napolitano) – Le dimensioni della bocciatura dell’accordo con la Ue sulla sono state “sorprendenti”, tuttavia, per quanto riguarda la situazione specifica dei diritti cittadini italiani e delle imprese “abbiamo avuto rassicurazioni che le stesse garanzie saranno riconosciute anche in caso di no deal”. All’indomani del voto, l’ambasciatore italiano a Londra, Raffaele Trombetta, parla con l’Adnkronos dello stato d’animo della comunità dei nostri connazionali del Regno Unito e delle preoccupazioni per le imprese.

“Quello di ieri è stato un risultato abbastanza sorprendente – commenta l’ambasciatore – Tutti sapevamo, tutti prevedevano che l’accordo non sarebbe passato, ma certo la dimensione della sconfitta è abbastanza sorprendente”. Per quanto riguarda la situazione specifica degli italiani, Trombetta ricorda che “uno degli aspetti più importanti e positivi dell’accordo che non è passato ieri riguarda i diritti dei cittadini europei nel Regno Unito e dei cittadini britannici in Europa: riteniamo che quei punti fossero soddisfacenti e questa resta per noi una priorità del negoziato”.

E su quegli elementi le autorità britanniche hanno dato rassicurazioni importanti. “Nelle scorse settimane – sottolinea l’ambasciatore italiano a Londra – ci hanno più volte ripetuto che le stesse garanzie saranno assicurate anche in caso di no deal e noi su questo contiamo molto. Non c’è motivo di non credere che non manterranno gli impegni assunti. Ovviamente la nostra speranza è che non si verifichi l’ipotesi del no deal e che alla fine si possa giungere ad un accordo, perché questo è nell’interesse di tutti”.

La seconda priorità riguarda i rapporti economici e commerciali tra Roma e Londra, che “sono molto positivi, sia in termini assoluti che in termini di nostra presenza sul mercato”. “Nell’ipotesi di un no deal, e noi ci auguriamo che non ci sia – insiste Trombetta – ci auguriamo che possa continuare il flusso attuale, che le relazioni non subiscano contraccolpi da quello che sarà l’esito finale della Brexit”.

Per dare una dimensione dell’importanza dei rapporti, l’ambasciatore ricorda che nel 2017 l’interscambio tra Italia e Regno Unito è stato di 34,5 miliardi di euro, con un saldo positivo per il nostro Paese di 11,4 miliardi. Una tendenza confermata nei primi 9 mesi del 2018, con dati che confermano un miglioramento sia per quanto riguarda l’interscambio che il saldo. Molto importante, anche, secondo Trombetta, “la collaborazione in materia scientifica, di difesa, qualcosa che tutti vogliamo che resti”.

Quanto alla presenza degli italiani nel Regno Unito – si stima che siano circa 700mila i connazionali nel Paese, anche se il numero di quelli registrati è inferiore – l’ambasciatore parla di “un certo calo negli arrivi, ma francamente non ci sono dati che facciano parlare di un nuovo fenomeno, di un’uscita di massa o di un freno agli arrivi” a causa della Brexit.