Divieti di avvicinamento e ‘revenge porn’: Sicilia prima regione per violazioni

14 Gennaio 20222min780
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“Dall’ultimo report della Polizia di Stato emerge come la Sicilia sia la prima regione dove si registrano più violazioni dei divieti di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima di violenza e sia la seconda regione per reati legati al cosiddetto ‘revenge porn’, ovvero la diffusione illecita di video e immagini sessualmente espliciti”. Lo ha detto Alessandra Dino, sociologa e docente dell’Università di Palermo, alla terza videoconferenza del progetto educativo antimafia e antiviolenza organizzato dal Centro Studi Pio La Torre e dedicato al tema delle “Disuguaglianze di genere e pratica della violenza nella società civile e nelle organizzazioni mafiose”. Si sono collegate in videoconferenza 435 scuole, da Nord a Sud, e alcune carceri. A parlarne, oltre alla Dino, sono state Sabrina Garofalo, docente del centro di Women’s Studies “Milly Villa” dell’Università della Calabria e Beatrice Pasciuta, prorettrice alla Inclusione pari opportunità e politiche di genere dell’Università di Palermo. A moderare l’incontro, il presidente del centro, Vito Lo Monaco.
“Tra i Paesi europei l’Italia è terzultima per numero di omicidi femminili – ha aggiunto Alessandra Dino – La gelosia è spesso considerata un elemento plausibile per non dare le aggravanti per ‘futili e abietti motivi’, al contrario di quando il delitto viene commesso per ragioni economiche”. C’è poi una retorica che porta alla deresponsabilizzazione dell’assassino e una rappresentazione distorta della realtà: fa più notizia l’uccisione di una donna giovane, con il 38% di articoli a fronte di un 4,8% di casi che hanno riguardato donne tra i 10 e i 16 anni, mentre quando le vittime hanno un’età tra 40 e 59 anni queste sono sottorappresentate con il 12,8% di articoli. L’omicidio di una donna anziana non fa notizia, come quello di una straniera a opera di uno straniero. Nel 92% dei casi le donne sono uccise da una persona conosciuta. Si parla erroneamente di ‘raptus’ e di uomini con patologie psichiche ma solo nell’8% dei casi c’è una diagnosi di psicosi grave. “C’è questa necessità di annullare i corpi femminili nei contesti di tipo mafioso. Nella Ndrangheta questa relazione tra il territorio e i corpi assume forme di controllo più forti. Qui il concetto di onore cammina di pari passo con quello di violenza”, ha detto Sabrina Garofalo, che ha raccontato le storie della giovane testimone di giustizia Maria Stefanelli, della collaboratrice Giusy Pesce, di Maria Concetta Cacciolla, Roberta Lanzino e Annamaria Scarfò. Per quanto riguarda le istituzioni, “l’università di Palermo quest’anno con il nuovo rettore ha voluto un prorettorato dedicato all’inclusione e alle politiche di genere”, ha detto Beatrice Pasciuta. (ANSA).

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