VIDEO-Trapani, seconda giornata della manifestazione “Non ti scordar di me”

3 Aprile 20243min0
asta

Si è tenuta stamattina, nell’aula magna del Polo Universitario di Trapani, la seconda giornata del programma delle iniziative “Non ti scordar di me”, organizzate dal Comune di Erice e dal coordinamento dell’associazione Libera, associazioni, nomi e numeri contro le Mafie in occasione del 39° anniversario della strage di Pizzolungo nel corso della quale, il 2 aprile del 1985, furono uccisi Barbara Rizzo e i suoi figli, i gemellini Salvatore e Giuseppe Asta. Tre relatori di eccezione hanno parlato ad una platea di studenti, giornalisti e cittadini, nel corso del convegno dal titolo “La verità illumina, la verità dà coraggio“: Agnese Moro (scrittrice, figlia dello statista Aldo Moro), Margherita Asta (figlia di Barbara, sorella di Salvatore e Giuseppe), Giuseppe Giulietti (presidente Articolo 21). L’evento, valido anche per la formazione continua dei giornalisti, è stato moderato dal direttore di Libera Informazione, Lorenzo Frigerio ed è stato anticipato da una emozionante esibizione del gruppo di canto popolare I Tammorra che hanno proposto il brano “A stragi du dui aprili” (testo di Giampiero Montanti, musica del maestro Michele Lombardo). Tanti i temi trattati che hanno seguìto il filo conduttore del titolo: diritto alla verità, memoria come sentimento, giustizia riparativa, desiderio di non darla più vinta alla criminalità organizzata. Agnese Moro e Margherita Asta hanno raccontato le proprie testimonianze di vita, trasformando il dolore in insegnamento e scuotendo le coscienze dei presenti con parole che rappresentano perle di riscatto, cambiamento, rigenerazione. Tutto ha preso il via con la parola “basta” che, poco prima, aveva concluso l’esibizione dei Tammorra (testo di Giampiero Montanti). “Basta” intesa come rigetto, rifiuto della mafia, e come volontà di trasformazione, di cambio di rotta. Molto toccanti alcune parole e frasi utilizzate dalle due relatrici. Margherita Asta ha raccontato la propria esperienza di vita facendo riferimento al cosiddetto kintsugi, l’arte giapponese di riparare la ceramica con l’oro, metafora della resilienza e di come le cicatrici dell’anima possano trasformarsi in punti di forza, conferendo ulteriore valore all’oggetto. Quella «pasta d’oro», come l’ha definita Margherita Asta, è frutto della forza data dalle persone vicine e da chi, nella società civile, ha realmente creduto che si potesse realmente fare giustizia; ma la pasta d’oro, per Margherita Asta, è anche plasmata dal dialogo con chi ha maturato ravvedimento e rammarico per i propri errori che hanno causato dolore e sofferenze. Risuoneranno per lungo tempo le parole di Agnese Moro che hanno tuonato, potentissime, nella sala; la sua è stata una vera e propria lezione di educazione civica, costituzionale, ma anche di vita. «La nostra vittoria si concretizza quando chi ha sbagliato si rende conto dei propri errori. Il dolore e le “scorie radioattive” ad esso correlate vanno combattuti anche col confronto con chi ha causato del male» – ha detto, spiegando come «i fantasmi, i silenzi, gli ingombri, le immobilità esistano sia in chi ha subìto quel male che in chi l’ha determinato e che si duole per i propri errori». Due visioni molto differenti, dunque, ma simili, per certi versi. Agnese Moro ha poi spiegato come «la pena non sia una vendetta» perché «soltanto l’irreparabile non si può riparare», confidando nella «giustizia riparativa» e invitando a «combattere contro l’indifferenza».I presenti hanno tributato un lunghissimo applauso alle esperienze di queste due grandi donne che sono state capaci di trasformare il proprio dolore in testimonianza. Giuseppe Giulietti, presidente di Articolo 21, ha tirato le fila e concluso la giornata con un appassionato intervento che ha coinvolto la platea, anche i più giovani. Sentiamo in merito Margherita Asta ………se vuoi vedere l’intervista clicca qui

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