Finalmente. Dopo tre tentativi andati a vuoto, la AC Life Style Handball Erice vince lo scudetto, al termine di una gara tiratissima, in cui la quarantasettenne Chana Masson si è rivelata decisiva. Un titolo meritato, che sancisce un’annata straordinaria e in cui ognuna delle giocatrici ha masso il proprio mattone.
LA PARTITA
Jomi Salerno-AC Life Style Handball Erice 20-22 (13-10)
Jomi Salerno: Mangone 1, Dalla Costa 5, Lepori, Rossomando, Fabbo 6, De Santis, Woller 2, Danti, Lanfredi, Malovic 3, Lauretti Matos, Salvaro, Nukovic 1, Gislimberti 1, Andriichuk 1, Piantini. All. Adrian Chirut.
AC Life Style Handball Erice: De Marinis, Bernabei 2, Tarbuch, Martinez Bizzotto 2, Losio, Zizzo, Manojlovic 1, Do Nascimento 3, Iacovello, Dalle Crode, Pessoa 1, Ahanda 3, Cabral Barbosa 7, Niakaté 3, Masson. Allenatore: Frédéric Bougeant.
Arbitri: Stefano Riello – Niccolò Panetta
Commissari: Francesco Pasciuto – Roberta Rogato
CRONACA
Il primo vero caldo stagionale è il fattore che influenza l’inizio di gara. Un “sette metri” di Dalla Costa sblocca il risultato a favore delle padrone di casa e le Arpie rispondono con il pezzo più pregiato del repertorio di Alexandra Do Nascimento (conclusione mancina sul secondo palo dall’ala destra). È, comunque, Salerno a partire meglio, trovando un paio di soluzioni in contropiede, frutto di ottima aggressività difensiva. Erice, però, è sul pezzo e prova a ribattere colpo su colpo (5-5, 9’). Nicole Bernabei si guadagna un rigore e la prima superiorità numerica della serata, ma Salerno è adrenalinica e si guadagna il “+2” (7-5, 13’). Ramona Majnolovic di mette una pezza da sette metri e il nuovo sospirato pari (7-7, 16’) è autografato da un’acrobazia di Alexandrina Cabral Barbosa. Come prevedibile, la sfida è molto equilibrata: una questione di tecnica, ma soprattutto di nervi. Salerno dà la sensazione di essere un po’ più sciolta e riesce quasi sempre a tenere il naso avanti. L’asfittica fase offensiva di Erice conduce inevitabilmente al break in favore delle ragazze allenate dal coach Chirut (12-8, 26’), e coincide con il momento peggiore delle Arpie. Due parate dell’immortale Chana Masson e due marcature in un “amen” di Cabral Barbosa e Gabriela Pessoa suonano la carica. È il segnale che le Arpie ci sono, che non vogliono mollare. Si va all’intervallo sul 13-10, con il gol sul fil di sirena di Giada Fabbo, ma con fiducia che il secondo tempo possa regalare una partita vera. Il diktat per le Arpie è non far scappare le avversarie e tenersi agganciate alla gara. Partono bene con Cabral Barbosa, in rete per due volte, e Salerno che non sembra avere la stessa fluidità offensiva dei primi trenta minuti. La posta in palio è altissima e, per forza di cose, si vede qualche errore di troppo da entrambi i lati del campo. Salerno resiste (15-13, 39’), ma le Arpie accorciano ancora con Ahanda (15-14, 40’) e agguantano Salerno al 45’ (15-15, Ahanda). Chana Masson sale sulla macchina del tempo e diventa fantastica protagonista, con una sequenza di interventi sontuosi. È suo, peraltro, il lancio lungo che mette Do Nascimento in condizioni di operare il sorpasso (15-16, 46’) e coach Chirut è costretto a chiamare timeout. Da sette metri, Cabral Barbosa fallisce il “+2”, che giunge, però con Niakaté (49’). Salerno non ha più l’energia del primo tempo, ma non molla mai. Masson continua il suo show personale, difendendo la porta in maniera strenua, ma le campane acchiappano il 18 pari (54’). Cabral Barbosa spinge ancora avanti le Arpie, e gli ultimi cinque minuti sono al cardiopalmo. Un gol da una parte e uno dall’altra, al minuto 58 si è ancora sul 20-20. Alle Arpie basta il pari, ma non si possono fare calcoli. Una magia di Valentina Martinez dà il 20-21 e il traguardo sembra vicinissimo con un minuto e sette secondi da giocare. È davvero così: arriva il trionfo e il tricolore diventa di Erice.
DICHIARAZIONE
Martina Iacovello (portiere e capitano AC Life Style Handball Erice): «Siamo felici di aver raggiunto questo traguardo. Lo merita il club, lo merita l’intero ambiente e, fatemelo dire, lo merita questo gruppo. Staff tecnico e atlete, insieme, abbiamo costruito giorno dopo giorno i presupposti affinché questo giorno, che era nei nostri sogni, diventasse realtà. Dopo tre finali fallite, sembrava che questo obiettivo non riuscissimo mai a centrarlo. La partita è stata tirata e difficile, come prevedibile, ma vincere è stato ancora più bello”.



