Nove corpi restituiti dalle onde, nove vite spezzate a pochi passi dalle nostre coste. Il tragico ritrovamento avvenuto nelle acque del trapanese trasforma ancora una volta il Mediterraneo in un teatro di morte e accende la reazione indignata del sindaco Giacomo Tranchida. Di fronte all’orrore dei cadaveri recuperati, il primo cittadino non si limita al cordoglio, ma trasforma il dolore in un atto d’accusa contro l’inerzia internazionale.
Lo sgomento per le nove vittime si unisce alla solidarietà profonda di una città, che vive il mare come risorsa e non come cimitero. “Queste morti non sono una fatalità – denuncia il sindaco Tranchida – ma il risultato brutale di una crisi umanitaria globale, che attende risposte concrete”.
“È un dolore immenso- scrive il sindaco Tranchida- che colpisce la nostra comunità e ci ricorda l’urgenza di agire per prevenire queste tragedie. Ribadiamo, a nome della comunità trapanese, l’impegno a favore dei diritti umani e della protezione dei migranti, consapevole che queste morti sono il risultato di una crisi umanitaria globale che richiede una risposta immediata e concreta.È fondamentale adottare misure concrete per prevenire queste tragedie e garantire una vita dignitosa a chi fugge dalla guerra e dalla povertà. Chiediamo alle istituzioni nazionali e internazionali di lavorare insieme per creare canali di migrazione sicuri e legali e per garantire l’accesso ai diritti fondamentali per tutti.”
Nove cadaveri ritrovati nel mare di Trapani: lo sgomento e la rabbia del sindaco Tranchida
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