martedì 24 Febbraio 2026

Riforma Liberi Consorzi: Quinci incassa il “sì” dell’UPI nazionale e punta al confronto con Schifani

Non più un’eccezione negativa, ma un laboratorio di rinascita istituzionale. È questo l’obiettivo di Salvatore Quinci, Presidente del Libero Consorzio di Trapani, che nel suo primo intervento come coordinatore regionale al comitato direttivo nazionale dell’UPI (Unione Province d’Italia) ha ottenuto un risultato politico di rilievo: il pieno appoggio nazionale per scardinare lo stallo dei Liberi Consorzi siciliani.
La missione del presidente Quinci punta a superare l’era dei commissariamenti per approdare a una piena operatività. L’apertura del “Caso Sicilia” a Roma non è stata solo una denuncia, ma il primo passo di una strategia che mira a riscrivere le regole del gioco.
“Ci sono tutte le condizioni per aprire una nuova fase”, ha dichiarato Quinci. “Il supporto del comitato direttivo nazionale è incoraggiante e sottolinea la volontà di superare una disparità che non ha più ragione d’esistere.”
Il futuro degli Enti di Area Vasta in Sicilia passerà da tre tappe fondamentali: la modifica della Legge 15/2015, per  ridefinire l’assetto istituzionale e dare stabilità amministrativa; la fine dell’alibi dello Statuto, ossia trasformare l’Autonomia Speciale da limite ad opportunità di efficienza, allineandosi ai modelli di successo del resto d’Italia; e l’organizzazione a breve di un vertice con il direttivo UPI nazionale nell’Isola per incalzare il Governo Schifani e l’ARS.
Il cuore della sfida resta il superamento di un’anomalia tutta siciliana: mentre nel resto d’Italia le Province hanno ritrovato un ruolo definito e strumenti operativi grazie alla legge Delrio, in Sicilia l’Autonomia Speciale è stata trasformata in uno scudo per l’immobilismo politico, congelando i Liberi Consorzi in quattordici anni di commissariamenti precari e privandoli delle fondamenta giuridiche necessarie per essere la vera “Casa dei Comuni”.
Il presidente Quinci si è detto pronto al confronto immediato con il Presidente della Regione e il Parlamento regionale. La sintonia trovata a Roma con i vertici dell’UPI nazionale rappresenterà la “forza d’urto” politica per chiedere che la riforma non venga più rimandata.

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