Per la seconda volta in meno di un mese, l’Assemblea Regionale Siciliana ha bocciato la norma che avrebbe consentito il terzo mandato consecutivo ai primi cittadini dei comuni fino a 15 mila abitanti. Un esito che non è solo una battuta d’arresto legislativa, ma un vero e proprio terremoto politico per la coalizione di centrodestra.
Nonostante il tentativo di riproporre la norma sulla scia della recente sentenza della Corte Costituzionale, che sembrava spianare la strada a un allineamento della Sicilia con il resto d’Italia, l’Aula ha scelto la continuità del limite dei due mandati.
Lo strumento del voto segreto, richiesto a gran voce dalle opposizioni, si è trasformato nuovamente in una trappola. I numeri raccontano una cronaca di “fuoco amico”: 43 voti favorevoli alla soppressione della norma; 18 voti contrari; ed almeno 20 “franchi tiratori” nelle file della maggioranza.
La bocciatura arriva come una doccia gelata per decine di sindaci uscenti che, in vista delle elezioni amministrative di primavera, speravano in un via libera dell’ultimo minuto per ricandidarsi.
Il clima in aula è stato reso ancora più incandescente dall’ultimo scandalo sanità , che ha coinvolto Salvatore Iacolino, manager sanitario, accusato di corruzione e appalti truccati.
Su tali importanti tematiche abbiamo chiesto il commento del deputato regionale on Giuseppe Bica di Fratelli d’Italia (clicca qui per l’intervista) e della deputata regionale di opposizione on Valentina Chinnici del Partito Democratico (clicca qui per l’intervista)







