Cerchiamo allora luce nella Parola di Dio e comprendiamo che, pur tra le tante prove, anche la nostra storia di oggi è abitata dalla presenza del Signore, che non si manifesta in modo eclatante ma con la forza del suo amore. Ritroviamo Gesù al Giordano come al Getsemani, anzitutto carico dei peccati e dei dolori di tutti noi. Un Dio così ci commuove: non ce lo saremmo mai potuti inventare! Un Dio che si fa carico di tutti noi, tanto diverso da tutti i potenti di questo mondo, «ci dà da pensare». Per questo la fiducia diventa anzitutto invocazione: «Resta con noi, perché si fa sera!».
A Gesù, ci rivolgiamo con fiducia perché ci ha rivelato un Dio che ascolta il grido dei poveri, si fa commensale della vita, proclama beati i poveri e i miti, aiuta a costruire sulla roccia la casa dell’esistenza. Nella Pasqua che si rinnova in ogni Eucaristia, è il Pane spezzato per noi e per la vita del mondo! Il pane eucaristico è la forma estrema in cui Dio sceglie di nascondersi e, allo stesso tempo, di donarsi, facendosi “ostia” per essere vicino all’uomo senza annientarlo. Amore che si dà fino in fondo e si (ac)coglie con gli occhi della fede, se arde il cuore, se diventiamo capaci di commozione e di relazione!
Vi invito allora, anche io con tutto il cuore, in questa Pasqua a lasciarci adunare dal Signore nell’Eucaristia! Torniamo alla messa, soprattutto la domenica, se non vi partecipiamo da tempo o solo saltuariamente. Viviamo e celebriamo la messa, se già vi partecipiamo, con consapevolezza nuova. Impareremo che l’amore autentico è donare sé stessi, e non solo qualcosa. Senza aspettarsi nulla in cambio, ma tutto consegnando nella fiducia che «alla sera della vita saremo giudicati sull’amore». Iniziamo ogni Eucaristia chiedendoci se non siamo complici del male. Dobbiamo interrogarci sulle nostre omissioni e sui nostri pensieri, come pure sulle nostre complicità. Per questo è importante essere attenti ai criteri che ci diamo nell’uso dei beni, alla loro destinazione per tutti, o nei nostri consumi, che molti ci invitano a fare in modo critico e con attenzione alle vie che rendono i commerci equi e solidali.
Lasciamo fiorire dall’Eucaristia quella che, don Giuseppe Dossetti, chiamava una “politicità sui generis”, ovvero una presenza nella città e nel mondo, da cittadini e da uomini delle istituzioni, caratterizzata da massimo disinteresse, sguardo attento, rigore e studio per affrontare i problemi, ricerca di soluzioni che mettano al centro il bene comune, la legalità, la cura della Terra come Casa comune. Lasciamo che il Signore entri, anche “a porte chiuse”, nel nostro cuore per donarci la sua pace! Una «pace disarmata e disarmante» – continua a ripetere papa Leone. Usiamo parole di pace, senza mai ferire l’altro. Coltiviamo tessuti di pace, con i gesti semplici della visita e della condivisione dei pasti con chi è povero o solo. Educhiamo alla pace in famiglia, in parrocchia, nella scuola.
Pace anche da parte mia a ciascuno di voi e alle vostre famiglie, pace alle sorelle e ai fratelli delle altre Chiese cristiane e dell’Islam, pace a chi è in ricerca e a chi è stanco, pace a voi carissimi giovani, pace a chi è nella sofferenza e nella solitudine o è vittima di violenza e di ingiustizia. Pace! Pace che vogliamo ogni giorno invocare, accogliere, testimoniare, far diventare passo concreto e cammino comune! Buona Pasqua di cuore, con affetto e speranza!”






