sabato 25 Aprile 2026

Marsala, il paradosso di Piazza della Vittoria: un recupero da 820 mila euro rischia di diventare un monumento allo spreco. L’appello di Don Francesco Fiorino: «Centro “I Giusti di Sicilia” chiuso da sei mesi.

Un investimento di 820.000 euro, un progetto di rigenerazione urbana e una solenne promessa di legalità fatta davanti alle massime istituzioni. Padre Francesco Fiorino presidente dell’Opera Mons. Gioacchino Di Leo ODV ha diffuso oggi una lettera aperta indirizzata alle autorità — dal Presidente della Repubblica al Sindaco di Marsala — per denunciare l’inaccettabile stato di stallo in cui versa il Centro socio-educativo “I Giusti di Sicilia”, situato nell’immobile confiscato di Piazza della Vittoria n.4.
Il cuore della protesta risiede nel contrasto tra lo sforzo profuso per recuperare l’area e l’attuale abbandono. Come ricordato nella lettera da padre Fiorino, la destinazione sociale del bene confiscato è stata il volano che ha permesso al Comune di Marsala di ottenere i fondi necessari per riqualificare l’intera zona.
Il progetto, presentato nel 2018, ha beneficiato di un investimento complessivo di 820.000 euro, così ripartiti: 620.000 euro  finanziati tramite il PO FESR 2014/2020; 200.000 euro  di compartecipazione comunale.
Questo intervento ha avuto il merito di trasformare radicalmente Piazza della Vittoria, sottraendola al degrado e alla criminalità organizzata: da nota “piazza di spaccio” a “piazza della legalità”.
Nonostante l’intitolazione alla memoria del Prefetto Fulvio Sodano e il valore etico del presidio (alla cui cerimonia partecipò il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi), il Centro è oggi inattivo da oltre sei mesi a causa di criticità strutturali degli edifici limitrofi. Ciò che l’Opera Di Leo contesta non è solo il problema tecnico, ma l’assenza totale di risposte istituzionali volte a risolverlo.
“Il silenzio istituzionale sta trasformando un simbolo di vittoria dello Stato in un monumento allo spreco e all’abbandono», scrive  don Francesco Fiorino. Il timore è che l’inerzia restituisca alla criminalità, sotto forma di degrado, ciò che era stato faticosamente conquistato.”
Prima della chiusura forzata, il Centro era un motore di attività per il territorio: dalla rassegna “Ricordando Paolo Borsellino” al concorso “Terra senza mafia”, passando per le collaborazioni con l’UEPE di Trapani e i percorsi di formazione dei volontari contro le dipendenze.
Fermare queste attività significa, per i volontari, tradire il sacrificio estremo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La lettera aperta si conclude con una richiesta perentoria: un intervento risolutivo immediato, che consenta la riapertura del Centro. Un bene confiscato che resta chiuso non è solo un’inefficienza amministrativa, ma un segnale di debolezza dello Stato che il territorio non può permettersi. Piazza della Vittoria deve tornare a essere dei cittadini e della cultura della legalità.

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