La battaglia legale che coinvolge la F.C. Trapani 1905 e la Trapani Shark del presidente Valerio Antonini approda ufficialmente sul tavolo del Governo Meloni. Gli avvocati Paolo Rodella e Roberto Schifani hanno inoltrato una dettagliata relazione al Ministro per lo Sport e i Giovani, on. Andrea Abodi, sollecitando un intervento di vigilanza su quella che viene prospettata dalla difesa come una gestione sanzionatoria “anomala” e “senza precedenti”.
Il cuore della segnalazione risiede nel contrasto tra le decisioni delle Federazioni (FIGC e FIP) e i provvedimenti della magistratura ordinaria. Le autorità federali hanno finora rivendicato la piena legittimità e autonomia dei propri provvedimenti, sottolineando come le norme sulla regolarità amministrativa dei club siano pilastri imprescindibili per l’iscrizione ai campionati. Secondo la tesi dei legali di Antonini, invece, gli organi sportivi avrebbero proceduto a irrogare pesanti sanzioni (25 punti di penalizzazione nel calcio e l’esclusione dal campionato di Serie A per il basket), nonostante la Corte di Giustizia Tributaria di Trapani avesse sospeso l’efficacia degli atti di recupero fiscale, che erano alla base delle contestazioni.
La difesa di Antonini lamenta una sistematica disapplicazione dei provvedimenti cautelari statali, configurando, secondo l’ipotesi accusatoria contenuta nel documento, un quadro di sproporzione sanzionatoria e una presunta violazione del principio del “ne bis in idem”, ossia che nessuno può essere giudicato o punito due volte per lo stesso fatto.
Al centro della vicenda emergono complesse operazioni di compensazione fiscale effettuate dai club trapanesi per saldare i debiti verso l’erario. Quella che per le autorità federali ha rappresentato una violazione normativa, viene ipotizzata dai legali del Presidente Valerio Antonini, come una presunta manovra fraudolenta, di cui le società granata sarebbero state vittime.
Secondo la ricostruzione difensiva, i club trapanesi si sarebbero affidati a consulenti e intermediari esterni per regolarizzare la propria posizione tributaria tramite crediti IVA, successivamente disconosciuti dall’Agenzia delle Entrate, facendo così decadere la validità dei pagamenti effettuati. Il punto cardine della strategia di Antonini, quindi, risiede nell’affermazione della propria totale buona fede: gli avvocati sostengono che i club trapanesi sarebbero stati indotti in errore da soggetti terzi, regolarmente pagati, e di avere confidato nella legittimità delle procedure prospettate. L’istanza presentata al Ministro Abodi preannuncia anche azioni risarcitorie in sede civile per danni consistenti in 150 milioni di euro. La quantificazione del danno, da parte dei legali di Antonini, trae origine, innanzitutto, dalla distruzione del valore patrimoniale delle società, poiché l’esclusione dai massimi campionati e le pesanti penalizzazioni hanno azzerato il valore di mercato dei titoli sportivi e degli asset societari. A questa perdita si aggiunge il fallimento degli investimenti già effettuati dalla proprietà Antonini, che ammontano a oltre 20 milioni di euro, destinati non solo all’acquisizione dei club, ma anche alla riqualificazione delle infrastrutture pubbliche del territorio.
Sotto il profilo dei ricavi futuri, la richiesta risarcitoria tiene conto dei guadagni cessati a seguito della perdita dei diritti televisivi e dei premi per la partecipazione alle coppe internazionali, oltre alla risoluzione immediata dei contratti di sponsorizzazione causata dal crollo della visibilità mediatica. Il pregiudizio economico è stato ulteriormente aggravato dal danno reputazionale inflitto alla figura del presidente Valerio Antonini, la cui inibizione record fissata fino al 2030 ne ha paralizzato l’attività imprenditoriale e la capacità di generare nuovi profitti per i prossimi anni.
La palla passa ora al Dipartimento per lo Sport, chiamato a valutare se sussistano o meno i presupposti per l’esercizio dei poteri di vigilanza previsti dalla legge. L’obiettivo dell’offensiva legale di Antonini è di sensibilizzare le Istituzioni sulla necessità di un coordinamento tra ordinamenti, contestando la modalità di applicazione delle regole, in pendenza di interventi sospensivi dello Stato, ovviamente ferme restando le future verifiche nelle sedi competenti sulla condotta di tutti i soggetti citati nella relazione. Antonini con tale esposto, sostanzialmente mette all’angolo le Federazioni sportive, costringendole a rispondere non sul “se” le regole siano state violate, ma sul “come” siano state applicate, in presenza di un intervento dello Stato (Corte di Giustizia Tributaria). Se la tesi di Antonini dovesse trovare ascolto, si creerebbe un precedente importante e innovativo, ossia che le Federazioni non potrebbero più ignorare i provvedimenti cautelari della magistratura ordinaria in materia fiscale. Caso contrario, se le Federazioni dovessero prevalere, verrebbe riaffermata la totale impermeabilità del diritto sportivo, anche a rischio di produrre effetti irreversibili, come un’esclusione da un campionato, basati su atti che lo Stato potrebbe poi dichiarare nulli anni dopo.
Da Trapani a Roma, braccio di ferro tra Antonini e i vertici dello sport italiano: esposto inviato al Ministro Abodi e richiesta danni da 150 milioni di euro
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