L’eruzione dell’Etna continua a paralizzare i cieli della Sicilia orientale, costringendo la SAC a mantenere rigorose restrizioni all’aeroporto di Catania-Fontanarossa, con il settore di spazio aereo B1 chiuso e arrivi limitati a dieci aerei all’ora fino alle 12:00 del 18 agosto. Sebbene non vi siano restrizioni dirette sulle partenze, la catena di ritardi dovuta al mancato riposizionamento dei velivoli sta creando disagi, spingendo i passeggeri a verificare costantemente lo stato dei voli prima di recarsi in aeroporto.
In questo scenario critico per la mobilità dell’Isola, l’aeroporto “Vincenzo Florio” di Trapani Birgi si conferma un pilastro logistico fondamentale per assorbire l’emergenza. Interpellato sulla gestione di questa fase complessa, il presidente di Airgest, Salvatore Ombra, ha acceso i riflettori non solo sull’impegno immediato dello scalo, ma soprattutto sui limiti strutturali dei trasporti siciliani.
Gestire l’arrivo massiccio di passeggeri dirottati da Catania richiede una catena logistica complessa che oggi mostra tutte le sue falle a causa della carenza di collegamenti adeguati. Lo stesso Ombra ha evidenziato quanto sia difficile far fronte all’emergenza affidandosi esclusivamente al trasporto su gomma: «Occorre un anello ferroviario tra i quattro aeroporti siciliani », è la netta dichiarazione del presidente di Airgest, che rilancia con forza la necessità di un’infrastruttura su ferro moderna ed efficiente capace di collegare stabilmente gli scali siciliani, superando la dipendenza dai pullman sostitutivi e dai disagi legati alla rete stradale dell’Isola.





