giovedì 3 Settembre 2026

INTERVISTA- Emergenza carceri in Sicilia: oltre 7.300 detenuti e un organico dimezzato, l’allarme della UIL Polizia Penitenziaria

La situazione nelle carceri siciliane ha raggiunto un livello di criticità insostenibile, segnato da un divario sempre più profondo tra il numero dei detenuti e la reale disponibilità di personale in servizio. È quanto denuncia con forza la UIL FP Polizia Penitenziaria tramite un duro comunicato firmato da Gioacchino Veneziano, componente dell’Esecutivo Nazionale, che definisce la gestione attuale «la cronaca di un disastro in una regione abbandonata dal Dipartimento». Al 31 agosto 2026, la popolazione ristretta negli istituti penitenziari dell’isola ha superato quota 7.300 presenze, a fronte di una capienza regolamentare fissata a 6.442 posti. Un sovraffollamento cronico che si scontra drammaticamente con la carenza di operatori: i poliziotti penitenziari effettivamente in servizio sono appena 3.575, ben al di sotto della dotazione organica prevista di 4.227 unità. Secondo il sindacato, il collasso del sistema è il risultato di scelte strutturali errate e della totale inerzia dei vertici istituzionali. L’aumento di oltre 1.000 detenuti, generato negli ultimi anni dalla costruzione e dall’apertura di nuovi padiglioni detentivi a Siracusa, Caltagirone, Trapani e nel carcere palermitano di Pagliarelli, non è stato accompagnato da un reale potenziamento delle piante organiche, definite nel comunicato “contraffatte”. A ciò si aggiunge il peso dei servizi di scorta alle autorità e di altri compiti istituzionali, che continuano a sottrarre preziose unità operative dal lavoro quotidiano all’interno dei reparti detentivi. La UIL punta il dito contro il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e i vertici politici ministeriali, accusati di rimanere sordi, ciechi e muti di fronte alle continue richieste di revisione delle piante organiche avanzate negli anni. La combinazione esplosiva tra il sovraffollamento e la carenza di personale sta compromettendo irrimediabilmente la sicurezza e l’operatività degli istituti, spingendo il sistema verso un’ingovernabilità quotidiana che penalizza duramente il lavoro delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria.

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