La violenza è tornata a insanguinare il quartiere di Strasatti di Marsala con la recente rissa culminata in un accoltellamento, che rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme di una situazione ormai fuori controllo. Di fronte a questo scenario di degrado e insicurezza, le dichiarazioni della sindaca Andreana Patti e del presidente del Consiglio comunale Giovanni Maniscalco, quest’ultimo residente proprio a Strasatti, risuonano come l’ennesimo esercizio di retorica istituzionale.
I proclami sul cambio di passo e sulla presunta nuova stagione politica apertasi con Patti si scontrano drammaticamente con la realtà percepita quotidianamente dai cittadini, oramai rassegnati a cavarsela da soli. Finora l’unica misura tangibile visibile a Marsala , che ha destato scalpore, è stata la rimozione delle panchine a Porta Mazara, un provvedimento considerato da molti punitivo, calato dall’alto, inserito in un “innovativo piano di controllo” del tutto sconosciuto persino ai consiglieri di maggioranza. Per il resto, l’attuale amministrazione Patti almeno nei suoi primi 100 giorni si è limitata a intestarsi risultati, che non le appartengono. Le uniche cose concrete che si stanno vedendo in termini di controllo del territorio, infatti, sono la prosecuzione di un piano di videosorveglianza della città e l’immissione in servizio dei nuovi Vigili urbani, voluti dall’ex sindaco Massimo Grillo. È vero che per controllare al meglio il territorio occorrerebbe più personale e maggiori fondi, ma tale situazione che affligge la Polizia Municipale, c’era esattamente anche prima, e proprio per questo la nuova Giunta non può limitarsi a vivere di luce riflessa sui progetti ereditati dal passato. Altrimenti gli elettori avrebbero scelto un altro sindaco o riconfermato Grillo. Dov’è il cambiamento?
Spesso si tende a giustificare l’immobilismo locale ripetendo che l’ordine pubblico è competenza esclusiva dello Stato, ma è altrettanto vero che la legge affida ai primi cittadini strumenti potentissimi di sicurezza urbana e prevenzione che a Marsala sembrano alquanto ignorati. Un sindaco ha infatti il dovere di indirizzare la Polizia Locale verso un pattugliamento mirato delle aree più calde ottimizzando le poche risorse, di curare il territorio potenziando l’illuminazione e riqualificando le zone degradate, di emettere ordinanze urgenti sul decoro o sugli orari della movida e di fare da pungolo costante in Prefettura, pretendendo risposte concrete per le periferie anziché limitarsi a sfilare nei comunicati stampa.
Nel loro intervento, Patti e Maniscalco si trincerano dietro la fiducia nelle Forze dell’Ordine e promettono l’ennesimo passaggio al Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica della Prefettura di Trapani, ma la cittadinanza si chiede cosa è cambiato rispetto al passato? Eppure, in campagna elettorale la stessa sindaca Patti aveva fatto della sicurezza, della legalità e della lotta al degrado i cavalli di battaglia della sua proposta politica, promettendo di tradurre lo slogan “I care” in una prevenzione fondata sull’ascolto, sul recupero del disagio sociale e sulla dignità di ogni contrada, forte persino dell’indicazione di assessori esperti in materia. Promesse solenni che oggi cozzano violentemente con il copione del rimpallo di responsabilità.
Lo slogan “Strasatti è Marsala” suona oggi beffardo e vuoto quando, nei fatti, intere contrade vengono trattate come aree cittadine di serie B. I residenti non chiedono l’ennesimo comunicato di sdegno o passerelle mediatiche, ma interventi strutturali, presidi territoriali stabili e politiche di sicurezza incisive. Se la sindaca Patti e il presidente Maniscalco vogliono davvero dimostrare attenzione, dovrebbero iniziare a chiarire cosa stiano effettivamente facendo, al di là della propaganda e delle promesse annunciate, per un territorio lasciato troppo a lungo solo a se stesso.
Rissa e accoltellamento a Marsala. Strasatti paga il conto di un’amministrazione assente
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