Dal racconto alla preghiera, dalla festa al raccoglimento. Il Teatro Tonino Pardo di Trapani ha accolto il dittico di teatro musicale contemporaneo che ha messo l’una accanto all’altra “L’Opera (forse)” di Francesco Filidei e “Infinito nero” di Salvatore Sciarrino: due opposti complementari, tenuti vicini dalla regia di Davide Santi senza cancellare la distanza che li separa. Ne è nato un unico spettacolo in due tempi, affidato ai musicisti di mdi ensemble.
La prima parte ha preso la forma di una piccola società di conversazione. Attorno a due lunghi tavoli, tra lampade accese, bicchieri e bottiglie, i musicisti hanno dato corpo alla favola di Pierre Senges, con la voce narrante di Giulia Gaudenzi. È l’amore impossibile tra Battibecco, una pavoncella, e Abboccata, un cefalo, spezzato all’alba dall’amo del pescatore e dal piombo del cacciatore. Il racconto si chiude con un Requiem in latino maccheronico e con la ricetta della pavoncella al cefalo. La partitura conserva arie, recitativi e duetti del melodramma, e i richiami per uccelli e gli strumenti poveri e di riciclo ne fanno uno scherzo crudele e lieve, una comicità che prepara per contrasto ciò che segue.
Una cerniera musicale discreta ha segnato il passaggio. Il cambio è stato netto e ha investito luce, suono e corpi: la conversazione si è fermata all’arrivo delle consorelle e lo spettacolo è entrato in un altro registro.
“Infinito nero”, estasi di un atto composta da Sciarrino nel 1998, ha portato in scena Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, mistica fiorentina di fine Cinquecento, illuminata e scomoda, attraversata da visioni che lo stesso compositore accosta a una «patologia» in cui Dio e il diavolo si confondono. Livia Rado ha dato voce al fiume di parole che la santa proietta fuori di sé, con Giulia Gaudenzi e Michela Priuli nei ruoli delle consorelle che le trascrivevano. La regia ha seguito la partitura con la stessa intensità dei gesti musicali di Sciarrino, sottili e impalpabili, accompagnandone il respiro, le pause, il brusco passaggio dal movimento all’immobilità. Uno spazio essenziale, pochi elementi, luce e suono al servizio del cuore dei brani: un lavoro per sottrazione che toglie ciò che distrae e conserva ciò che articola.
Il pubblico ha attraversato l’ironia per approdare a un ascolto raccolto, in cui il silenzio e il vuoto diventano protagonisti e il suono nasce al limite dell’udibile. Di fronte alla forza della santa, la leggerezza della prima parte è rimasta sospesa e ha cambiato di tono, in un percorso dal mondo esteriore a quello interiore: dalle voci che si scambiano una storia al silenzio in cui parla una sola voce.
La 78ª Stagione è organizzata dall’Ente Luglio Musicale Trapanese con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Siciliana e del Comune di Trapani. Direzione artistica di Walter Roccaro.
Ente Luglio Musicale. Teatro musicale contemporaneo al Tonino Pardo: in scena “L’Opera (forse)” e “Infinito nero”
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