Un’officina meccanica trasformata in un campo di battaglia, una vendetta consumata in pieno stile mafioso e un boss capace di guidare il gruppo di fuoco nonostante si trovasse agli arresti domiciliari. È questo il quadro delineato dall’ultima operazione della Procura Distrettuale di Catania, che ha portato all’arresto di cinque persone colpite da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Nelle prime ore del mattino, circa 50 Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati dallo Squadrone Eliportato “Cacciatori di Sicilia” e dai nuclei cinofili ed elicotteri, hanno blindato il territorio di Paternò. L’accusa per i cinque indagati è pesante: tentato omicidio e detenzione abusiva di armi, reati aggravati dal metodo mafioso.
L’origine: lo sgarbo al figlio del boss
Tutto nasce il 30 agosto 2025, quando Michele Gabriele Giacoponello rimane ferito in quello che sembra un banale scontro per futili motivi. Ma il cognome pesa: il giovane è infatti figlio di Andrea Giacoponello, elemento di vertice del clan Assinnata, storico braccio dei Santapaola-Ercolano a Paternò. Quell’episodio non poteva restare senza una risposta.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 1° ottobre 2025 un commando guidato proprio da Andrea Giacoponello si presenta presso l’officina del padre di Alberto Forte (l’uomo già arrestato per il primo ferimento). Vengono esplosi tre colpi di pistola: uno centra Forte alla mano.
La vittima, pur non denunciando l’accaduto, si presenta all’ospedale “Cannizzaro” di Catania tentando di sviare le indagini: ai medici racconta di essere rimasto ferito in un incidente stradale. Una versione che non convince i Carabinieri, i quali, grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, riescono a scoprire l’esistenza di un sistema di videosorveglianza proprio nell’officina.
L’analisi dei fotogrammi è stata decisiva. I militari del Nucleo Investigativo e della Compagnia di Paternò hanno cristallizzato l’azione criminosa, identificando i partecipanti e definendo i ruoli di ciascuno. Le conversazioni captate hanno confermato il clima di “guerra” e la volontà del clan Assinnata di riaffermare il proprio controllo sul territorio attraverso la violenza plateale.
Il GIP del Tribunale di Catania ha disposto il carcere per: Giacoponello Andrea, 53 anni; Castorina Giorgio, 31 anni; Di Mauro Vincenzo, 42 anni; Di Cavolo Antonio, 42 anni; Romeo Giuseppe, 45 anni.
L’indagine conferma ancora una volta la pervasività dei clan locali e la velocità con cui le tensioni personali si trasformano in dinamiche di sangue regolate dalle logiche mafiose.
Paternò, scatta la vendetta del clan Assinnata: cinque arresti per tentato omicidio
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