Il diritto di difesa è il termometro della civiltà giuridica di un Paese, specialmente quando il processo riguarda crimini atroci e la difesa senza imputato. Di questo si è discusso a Marsala durante l’evento “Difendere senza imputato. Il ruolo del difensore d’ufficio nel processo Regeni”, organizzato dalla Camera Penale di Marsala “On. Avv. Stefano Pellegrino”.
L’incontro, aperto dalla Presidente della Camera Penale, l’avvocato Francesca Frusteri, ha messo a fuoco la figura del difensore d’ufficio, come ultimo baluardo della tenuta costituzionale del processo. Moderato dall’avvocato Giovanni Firenze (Scuola per la difesa d’ufficio “Paola Danila Tranchida”), il dibattito ha beneficiato dei contributi dell’avvocato Antonino Rallo e dell’avvocato Fabio D’Offizi, quest’ultimo impegnato in prima linea proprio nella gestione delle criticità legate al processo Regeni.
Nel corso del suo intervento, l’avvocato D’Offizi, Responsabile nazionale dell’Osservatorio difesa d’ufficio dell’UCPI, ha evidenziato come il processo ai quattro ufficiali dei servizi segreti egiziani rappresenti un caso limite, dove i legali sono chiamati a garantire la regolarità del rito, nonostante l’impossibilità di stabilire un contatto con gli assistiti e la mancata collaborazione dello Stato egiziano.
Il nodo centrale emerso è il grave squilibrio probatorio. Come spiegato dagli avvocati D’Offizi e Rallo, la difesa si trova ad agire in un contesto dove è quasi impossibile reperire prove a discarico o verificare la reale conoscenza del procedimento da parte degli imputati.
L’evento ha riaffermato che, proprio nei processi più complessi, la presenza di una difesa d’ufficio tecnica e rigorosa è l’unica garanzia contro una giustizia sommaria.
INTERVISTE – Camera Penale di Marsala e il Processo Regeni: la difesa d’ufficio come garanzia di civiltà
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