mercoledì 1 Luglio 2026

Ambiente, il presidente Quinci lancia la sfida sulle Riserve: «Basta emergenze, serve una regia regionale»

Il Presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, Salvatore Quinci, apre una profonda riflessione sulla gestione delle tre aree protette di competenza dell’Ente, ovvero lo Stagnone di Marsala, il Bosco d’Alcamo e la Foce del Fiume Belice con le sue dune limitrofe. L’analisi inizia senza giri di parole con l’affermazione che le riserve naturali, così come sono, non funzionano. Quinci evidenzia come esista un problema gestionale che l’Ente intende assumersi fino in fondo, consapevole che il governo di questi territori rappresenta una garanzia fondamentale per la sicurezza, la tutela del territorio e la qualità della vita dei cittadini.
Tuttavia, l’azione del Libero Consorzio si scontra quotidianamente con pesanti ostacoli burocratici e finanziari. Il Presidente descrive un impegno costante ma continuamente fiaccato dalle contraddizioni legislative che rallentano l’attività amministrativa. Tra i limiti più critici viene evidenziata la scarsa, a volte proibitiva, capacità di assumere nuovo personale, una barriera che si unisce al muro insormontabile della carenza di risorse economiche.
Per superare questa situazione di stallo, l’indirizzo politico dell’Ente punta ora su un radicale aggiornamento delle condizioni delle tre riserve, un compito affidato agli uffici competenti e all’esperto Roberto Fiorentino. L’obiettivo immediato è quello di avviare uno screening complessivo e dettagliato per ogni singola area protetta, esaminando da vicino la situazione del personale, le funzioni operative e gli accordi stipulati con le associazioni e gli altri enti interessati. Questo monitoraggio servirà a consegnare una mappa dettagliata da cui far partire una nuova e più incisiva fase progettuale.
Nelle intenzioni della presidenza, una riserva naturale non deve essere semplicemente gestita e governata, ma deve essere proiettata verso concrete prospettive di crescita. Attraverso l’ausilio di competenze specifiche, l’Ente intende costruire un piano di sistema capace di mettere in rete i diversi siti, superando la logica frammentaria dei compartimenti stagni a favore di una strategia basata sui vasi comunicanti, che permetta di valorizzare l’intero territorio in modo unitario.
Questo nuovo progetto di crescita sarà indirizzato direttamente all’Assessorato regionale al Territorio ed Ambiente. A questo proposito, Quinci non risparmia critiche severe al Governo siciliano, accusato di aver scelto il ruolo di comparsa anziché quello di protagonista, lasciando troppo spesso spazio all’indifferenza e al silenzio. Si tratta di una scelta definita perdente e che affonda le radici in dinamiche storiche, ben lontane dalle scorciatoie della polemica politica contingente. Il Presidente sottolinea che le strategie di sviluppo necessitano indubbiamente di fondi, che l’Ente è pronto a chiedere con forza e responsabilità, ma precisa che il denaro non è l’unico fattore decisivo. La vera richiesta alla Regione è quella di definire chiaramente come intenda inserire le aree protette all’interno delle proprie politiche ambientali e turistiche.
L’istanza finale è quella di istituire una regia stabile e lungimirante, capace di superare una volta per tutte la logica dell’emergenza o dei semplici interventi tampone. Una programmazione strutturata viene considerata indispensabile per potenziare la prevenzione e la difesa dei territori, oltre che per diffondere un’autentica cultura ambientale e una nuova sensibilità sociale. Questa proposta, che Quinci presenterà formalmente all’Assessorato documenti alla mano, aspira a diventare un modello gestionale concreto e un vero e proprio apripista per l’intero patrimonio ambientale protetto della Sicilia.

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