mercoledì 1 Luglio 2026

INTERVISTA- Gestione emergenza Idrica, Cocina: “I dissalatori sono vitali per la Sicilia. Unica assicurazione contro la siccità”

Le piogge della primavera 2026 hanno dato un prezioso respiro agli invasi siciliani, ma l’emergenza non può dirsi affatto conclusa. Il capo della Protezione Civile regionale, Salvo Cocina, interviene con fermezza nel dibattito sul funzionamento continuo dei tre impianti di Gela, Porto Empedocle e Trapani, chiarendo che i dissalatori non rappresentano un rimedio provvisorio da accantonare ai primi segnali di miglioramento, bensì un’infrastruttura permanente e insostituibile per il futuro dell’isola.
Cocina smonta l’ottimismo di facciata basato sul ritorno delle piogge, evidenziando come la reale situazione dei bacini sia estremamente disomogenea e la vulnerabilità complessiva resti altissima. L’impianto di Gela, per esempio, copre da solo quasi un terzo del fabbisogno di ben centoventimila residenti, immettendo la risorsa direttamente nei centri di consumo ed evitando dispersioni. La necessità di mantenere attivi i dissalatori risiede inoltre nella drammatica condizione del sottosuolo: dopo tre anni di severa siccità, i pozzi e le falde sotterranee sono stremati e si trovano ai minimi storici. Utilizzare l’acqua marina è l’unico modo per allentare la pressione sulle risorse naturali e permettere alle falde di ricaricarsi. Allo stesso modo, i grandi invasi come il Fanaco o il Garcia non possono essere svuotati ogni anno sperando nel meteo dell’inverno successivo, ma devono conservare una quota d’acqua congelata come riserva strategica pluriennale per affrontare i futuri e inevitabili cicli di siccità.
A chi propone di accantonare la dissalazione per concentrare subito tutti gli sforzi sul rifacimento delle reti idriche colabrodo, il capo della Protezione Civile risponde opponendo la dura realtà dei numeri e dei tempi forniti dalla Cabina di Regia. Se l’attivazione di nuove fonti e la dissalazione richiedono investimenti proporzionati e tempi di attuazione rapidi, compresi tra i tre e i ventiquattro mesi, il rinnovo strutturale delle condotte comporta invece costi monumentali e richiede dai cinque ai quindici anni di cantieri diffusi. In sostanza, a parità di volume idrico garantito ai cittadini, riparare le reti costa dieci volte di più e richiede dieci volte più tempo rispetto alle soluzioni immediate. In una situazione di crisi, la popolazione non può permettersi di attendere decenni.
Per questo motivo, la strategia della Protezione Civile e del Commissario si articola su due tempi ben distinti. Nel breve periodo, corrispondente alla fase emergenziale, sono stati stanziati cento milioni di euro per il recupero rapido di pozzi e sorgenti, affiancati da altri cento milioni destinati a integrare la dissalazione dove non esistono alternative idriche convenzionali. Parallelamente, per la fase ordinaria di medio-lungo termine, viene programmato un piano strutturale da oltre un miliardo di euro destinato esclusivamente al rinnovo totale delle reti.
In conclusione, sebbene produrre acqua dal mare comporti costi di gestione superiori rispetto al prelievo dalle fonti tradizionali, Cocina taglia corto sulle polemiche contabili chiarendo che tale spesa rappresenta una vera e propria polizza assicurativa obbligatoria. In un contesto macroclimatico che sta stravolgendo il regime delle precipitazioni nel Mediterraneo, la sicurezza idrica della Sicilia non può più restare legata alla lotteria del meteo.

 

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