Unisce la memoria storica delle vittime di mafia e l’assunzione di responsabilità nei percorsi di giustizia riparativa l’evento che si è tenuto a Marsala nell’ambito della rassegna “I Giusti di Sicilia”, ideata da Don Fiorino. Al centro dell’incontro, la presentazione del libro “Cinque Vite” di Maria Albanese, un’opera dedicata a restituire identità, sogni e dignità agli agenti della scorta del giudice Paolo Borsellino — Vincenzo Fabio Li Muli, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina — tragicamente scomparsi nella strage di Via D’Amelio.
Ad aprire la serata è stato lo stesso Don Fiorino, che ha ribadito la necessità di custodire una memoria che sia profondamente attiva, civile e radicata nel tessuto del territorio. L’incontro è poi entrato nel vivo grazie all’intervento della Dott.ssa Rosanna Provenzano, Direttrice dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna (UEPE) di Trapani, che ha illustrato i dettagli del progetto trattamentale “Il pericolo di un unico racconto: storie da risignificare”.
Il percorso ha visto la partecipazione in forma laboratoriale di 14 autori di reati di maltrattamento, con posizioni giuridiche che spaziano dalla detenzione domiciliare all’affidamento. Attraverso la lettura del testo di Albanese, i partecipanti sono stati guidati in un’intensa analisi critica della propria storia di reato. Le vicende delle vittime e il dolore dei loro familiari sono diventati strumenti di riflessione sulla fragilità delle relazioni e sul peso delle proprie azioni, aiutando i soggetti a superare i meccanismi di minimizzazione e a prendere coscienza dell’impatto provocato sulle vittime dirette e su quelle “invisibili”, come i figli e le reti familiari. Un lavoro intenso che non ha offerto sconti di pena o benefici premiali, ma ha richiesto ai partecipanti di restare autenticamente nel racconto del male compiuto, senza ricorrere a maschere o giustificazioni.
Nel corso del dialogo con l’autrice, moderato con particolare attenzione ai temi della cura e dell’ascolto, Maria Albanese ha raccontato l’impegno emotivo e la delicatezza necessari per avvicinarsi ai familiari delle vittime, trattando le loro storie come una “santa terra” da rispettare. L’obiettivo è stato quello di restituire alla luce l’ordinaria umanità e la giovinezza dei cinque agenti, andando oltre la freddezza della divisa e l’etichetta collettiva di “scorta”.
La serata si è conclusa in un silenzio di profonda commozione, confermando come la memoria dei “Giusti” possa concretamente trasformarsi in una bussola etica quotidiana per la comunità e in un’occasione reale di riscatto e cambiamento.
Memoria, giustizia e riscatto: a Marsala la presentazione di “Cinque Vite” e il percorso dell’UEPE di Trapani
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