La marineria di Mazara del Vallo, una delle flotte d’altura più importanti del Mediterraneo, ha confermato il blocco forzato: la stragrande maggioranza delle imbarcazioni ha scelto di non tornare in mare alla scadenza del fermo biologico. La tensione è esplosa nella serata di ieri, mercoledì 7 ottobre, quando oltre un centinaio tra pescatori e armatori si sono radunati al porto nuovo per dare forza a una protesta condivisa e disincentivare la partenza dei pochi motopesca pronti a mollare gli ormeggi. Al centro dello stato di agitazione, sostenuto fermamente dai sindacati Flai Cgil e Uila Uil, c’è l’insostenibile impennata del prezzo del carburante. Con le attuali quotazioni del gasolio, i costi operativi superano di gran lunga i ricavi commerciali, azzerando ogni margine di guadagno per gli equipaggi e per le imprese del settore Sotto accusa ci sono anche i criteri stabiliti dall’ultimo bando della Regione Siciliana per gli indennizzi sul carburante, giudicati iniqui e del tutto insufficienti a coprire le perdite reali del comparto. A questa emergenza si sommano i rigidi vincoli europei e il contestato sistema delle quote pesca, come quelle sul gambero rosso, che stanno spingendo la flotta mazarese verso il collasso definitivo. I lavoratori chiedono risposte immediate e un tavolo urgente con le istituzioni regionali e nazionali per salvare un pilastro economico fondamentale del territorio.
In merito abbiamo intervistato Tommaso Macaddino, segretario generale della UIL Trapani.



