Ghost Cafè, tra paure, desideri e destino: il Luglio Musicale Trapanese presenta la nuova opera da camera

Il Luglio Musicale Trapanese presenta Ghost Cafè, opera da camera di Carlo Galante su libretto di Gabriela Fantato, in scena sabato 17 ottobre alle ore 19.00 al Teatro Tonino Pardo di Trapani. La produzione, affidata alla regia di Giuseppe Amato, vedrà Mirco Reina sul podio. Lo spettacolo è il secondo appuntamento di Cuore Contemporaneo, il ciclo dedicato alle opere da camera della 78ª Stagione dell’Ente. La produzione conferma l’attenzione del Luglio Musicale Trapanese verso la musica contemporanea e i giovani talenti, un percorso che coniuga la valorizzazione delle nuove generazioni con la ricerca di linguaggi capaci di interpretare il presente. Un impegno testimoniato anche dalla presenza, nella scorsa stagione, della tredicenne pianista Marina Meola, recentemente protagonista di un concerto alla Sala Verdi di Milano con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, trasmesso in diretta su Rai Radio 3. «La musica è espressione della vita, per cui pensare che ci sia una musica cristallizzata nel tempo e non una musica che debba continuare a vivere, a rappresentare l’umanità nell’attualità, credo che sia una follia», afferma Walter Roccaro, direttore artistico dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, sottolineando il valore sociale della musica e la necessità di mantenere vivo il dialogo tra creazione artistica e società. Ghost Cafè nasce da un lavoro che Carlo Galante aveva già portato in scena anni fa al Teatro Donizetti di Bergamo e che oggi torna in una versione rielaborata e ampliata, arricchita da una nuova scena iniziale di cui lo stesso compositore ha scritto il libretto. Protagonista è Flora, giovane cantante di talento che, nonostante la passione per la musica, è paralizzata dalla paura di esibirsi in pubblico. Dopo essere fuggita da un’audizione, trova rifugio in un misterioso bar, dove incontra Sal, un enigmatico barista che, attraverso un vecchio jukebox magico, evoca tre fantasmi. Ciascuno indica una possibile strada verso la realizzazione artistica: l’amore assoluto, la ricerca del sublime e il successo. «I fantasmi delle possibilità dell’arte», li definisce Carlo Galante, spiegando come ognuno proponga una verità soltanto parziale. «Nessuna di queste cose può essere presa come unicum della vita», osserva il compositore, perché amore, arte e successo appartengono a una più ampia «sinfonia di sentimenti, di ragione, di significato». Il percorso di Flora culmina nell’incontro con un funambolo, figura simbolica della vita e del suo continuo trasformarsi, in un equilibrio fragile tra desideri, scelte e imprevisti. «L’unica probabilmente risposta che non è una risposta è quella del funambolo, che è la risposta della vita nel suo farsi, nella sua trasformazione costante», spiega Galante, individuando in questa immagine il significato più profondo dell’opera. La regia di Giuseppe Amato valorizza la dimensione umana e universale della vicenda. Le paure di Flora non appartengono soltanto al mondo della lirica, ma riguardano chiunque si trovi a confrontarsi con le proprie insicurezze, le aspettative e le scelte decisive dell’esistenza. «Questa storia mi può toccare in maniera del tutto personale, perché racconta le vicende di una teatrante, in questo caso una cantante lirica, ma potrebbe essere un attore, potrebbe essere un giovane artista», racconta Amato, sottolineando come lo spettacolo finisca per parlare a ogni essere umano, chiamato prima o poi a confrontarsi con i propri fantasmi e le proprie paure. Il misterioso caffè diventa così anche uno spazio interiore, dove identità, aspirazioni e possibilità si incontrano. La messa in scena manterrà la ricchezza simbolica del testo, lasciando al pubblico la libertà di interpretarne gli aspetti più enigmatici. «Questo spettacolo per me è un grande incrocio di destini, un incrocio dei tempi», aggiunge il regista. Il funambolo diventa la sintesi di questo percorso, una figura capace di rappresentare la ricerca di equilibrio tra le contraddizioni che attraversano la protagonista. Accanto alla riflessione esistenziale, non mancheranno momenti di ironia e leggerezza, attraverso i quali le fragilità umane potranno trasformarsi in occasioni di riconoscimento e condivisione. «Quando questi aspetti di debolezza sono rappresentati sulla scena con il sorriso, ci portano tutti un po’ ad alleggerire quella che è la nostra esperienza quotidiana fatta di difficoltà e di amarezze», osserva Amato, evidenziando la capacità del teatro di affrontare temi profondi senza rinunciare al divertimento. A dare voce e corpo ai personaggi saranno Silvia Regazzo nel ruolo di Flora, David Costa Garcia in quello di Sal e Ginevra Gentile, che interpreterà Felicity Barnett e i tre fantasmi. Filippo De Vincenzi, consigliere delegato dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, rivolge al pubblico un invito a partecipare all’appuntamento del 17 ottobre, occasione per avvicinarsi a una proposta artistica che unisce musica contemporanea, teatro e riflessione sull’esistenza. Ghost Cafè è un viaggio tra paure, desideri e possibilità, nel quale il destino non appare come un percorso già scritto, ma come un equilibrio da costruire giorno dopo giorno, proprio come quello di un funambolo sospeso sul filo della vita. I biglietti sono in vendita al botteghino di Villa Margherita, al Teatro Tonino Pardo a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo e online su www.lugliomusicale.it.

La 78ª Stagione è organizzata dall’Ente Luglio Musicale Trapanese con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Siciliana e del Comune di Trapani. Direzione artistica di Walter Roccaro, consigliere delegato Filippo De Vincenzi, presidente Giacomo Tranchida, sindaco di Trapani.

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