sabato 31 Gennaio 2026

Inaugurato il nuovo anno giudiziario a Catania, in aumento del 10% i delitti per associazione mafiosa

Inaugurato il nuovo anno giudiziario a Catania, in aumento del 10% i delitti per associazione mafiosa

CATANIA (ITALPRESS) – “In linea generale l’andamento della giurisdizione nel distretto giudiziario del capoluogo etneo nel periodo che va dal 1 luglio 2024 al 30 giugno 2025 si è mantenuto pressoché stabile”. Lo ha affermato, in via preliminare, il presidente facente funzioni della Corte d’appello di Catania, Giovanni Dipietro alla cerimonia di inaugurazione del nuovo anno giudiziario, che si è svolta oggi al Palazzo di giustizia di piazza Giovanni Verga. L’alto magistrato ha rilevato una serie di difficoltà, che possono definirsi croniche: dalla carenze del numero dei magistrati in servizio, alla mancanza di personale amministrativo e dei servizi giudiziari, alla carenza delle strutture, anche se su questo fronte qualcosa sembra muoversi in direzione di una normalizzazione che purtroppo non appare risolvibile nell’immediato. Una eccellenza è rappresentata dalla digitalizzazione dei servizi, che pone il distretto giudiziario etneo nei primi posti a livello nazionale. Quindi il presidente facente funzioni ha passato ad analizzare i vari filoni della giustizia nel distretto giudiziario di Catania, senza dimenticare di manifestare solidarietà a quanti sono rimasti colpiti dai danni provocati dall’uragano Harry e soprattutto dai cittadini che abitano nel quartiere Sante Croci di Niscemi, scampati miracolosamente alla frana, che ha provocato un numero impressionante di sfollati. Sul piano civile, il magistrato ha sottolineato la diminuzione della sopravvenienza di affari, sia nei procedimenti di contenziosi ordinari e di lavoro, sia in quelli camerali con 4.775 procedimenti pendenti rispetto ai 5.172 pendenti e 458 procedimenti camerali rispetto ai 752 pendenti rispetto al precedente anno. In conseguenza di ciò il relativo indice di ricambio si è attestato al 114,1 per cento e quello di smaltimento al 40,1 per cento. Anche nei procedimenti camerali è stata ottenuta un performance soddisfacente con 128,1 per cento di ricambio e 74,7 per cento di smaltimento. La durata media dei processi in Corte d’appello è ben al di sotto dei due anni (547 giorni) ed è anche in netta diminuzione rispetto ai 722 giorni del precedente anno giudiziario. “Un utile contributo – ha detto Giovanni Dipietro – è stato assicurato dall’inserimento dei giudici ‘ausiliari’ la cui attività è stata prorogata sino al 31 ottobre 2026″.

Passando al fronte della giustizia penale la statistica sottolinea come sono stati definiti con la prescrizione 1.701 procedimenti su un totale di 5.798, pari al 29,3 per cento. Nel distretto etneo, poi, il tempo medio intercorrente fra il deposito della sentenza di primo grado e l’iscrizione del procedimento d’appello è stato pari a 201 giorni e quello medio di definizione del processo ordinario è stesso portato a 2,89 anni, e 1,39 per quello istruito a carico dei minorenni. Il tempo medio di trasmissione del processo dalla Corte d’appello alla Cassazione è stato portato a 52 giorni rispetto ai 119 giorni del precedente anno giudiziario. “L’impegno dei presidenti di sezione dei Tribunali e dei consiglieri della Corte d’appello – dice Giovanni Dipietro – ha consentito di contenere la considerevole pendenza del carico con 13.725 procedimenti rispetto ai 14.925 del precedente anno”. Per quanto riguarda i delitti di associazione a delinquere di tipo mafioso e di scambio politico-mafioso il presidente facente funzioni della Corte d’appello di Catania registra un incremento del 10 per cento dei reati, con l’iscrizione di 103 procedimenti a fronte dei 94 del precedente periodo. “Negli anni più recenti – rileva Giovanni Dipietro – la struttura e l’operatività delle associazioni mafiose è divenuta magmatica, essendo caratterizzata dalla fruibilità delle alleanze e della frequenza, molto maggiore rispetto al passato, dei cambi di schieramento da parte degli associati, cambi che hanno determinato reazioni o fibrillazioni solo quando hanno riguardato soggetti che, per il loro ruolo ricoperto all’interno dell’associazione criminale di prima appartenenza, fossero in grado di portare con sé nella nuova associazione di controllo di piazze di spaccio o il controllo di lucrose estorsioni”. Quindi l’alto magistrato ha passato a setaccio la connotazione delle famiglie mafiose che operano nel capoluogo etneo, quelle che si misurano nelle province di Siracusa e Ragusa, tutte le organizzazioni che speculano sul fronte dell’agevolazione dell’immigrazione clandestina. Rassicurante l’intervento del rappresentante del Consiglio superiore della magistratura. Marco Bisogni ha ricordato l’impegno del Csm per accelerare al massimo l’inserimento negli organici dei nuovi giovani magistrati in attesa di assegnazione, che dovrebbero entrare in servizio nell’arco di pochi mesi. “Mi auguro – ha detto – che l’entusiasmo non si affievolisca con il passare del tempo”.

Decisamente soft l’intervento di Sabrina Mostarda, direttore generale dei Servizi civili del ministero della Giustizia. Quando il rappresentante del governo ha preso la parola i magistrati inquirenti non hanno abbandonato l’aula in segno di protesta, come avvenuto nella passata cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. In compenso, davanti al Palagiustizia etneo questa mattina hanno manifestato i precari del settore aderente alla Cgil, per rivendicare una riforma della giustizia realmente efficace e sostenibile. “Il contenuto della riforma – ha detto Sabrina Mostarda – è a tutti noto. Tali interventi hanno principalmente riguardato il versante normativo, rispetto al quale la pagina più significativa è rappresentata dalla riforma Costituzionale, recante norme in materia ordinamento giurisdizionale di istituzione della Corte disciplinare. Il contenuto della riforma è a tutti noto e allo stato è ampiamente dibattuto nelle diverse sedi. Saranno adesso i cittadini ad esprimersi attraverso l’importante strumento di democrazia diretta”. Quindi il rappresentante il Governo ha illustrato i provvedimenti adottati dal ministero sul campo penale, nella prospettiva del progressivo rinnovamento dell’assetto normativo, rispetto a quelle che sono le nuove sfide di una società in continua trasformazione. “Una attenzione particolare – ha detto Sabrina Mostarda – è stata riservata alla sicurezza pubblica sia sul fronte dell’intensificazione dell’azione di contrasto al fenomeno terroristico, a quello della criminalità organizzata, ma anche sul fronte del rafforzamento dei presidi posti a tutela della sicurezza urbana”. Il rappresentante del Governo ha quindi ribadito che entro il 2026 entreranno in servizio i duemila magistrati vincitori di concorso, per coprire integralmente gli organici. Sul personale ha ribadito che il Governo ha fatto più di quelle che erano le previsioni, superando di gran lunga la quota delle 10 mila assunzioni grazie ai fondi del Pnrr, elencando tutte le tipologie delle figure professionali immesse in servizio. Al dibattito hanno quindi partecipato il procuratore generale Carmelo Zuccaro, il presidente dell’Ordine degli avvocati, Antonino Di Stefano, il presidente della sezione etnea dell’Associazione nazionale magistrati Ottavio Grasso. le rappresentanti Forensi delle quote rosa.

– foto xq4/Italpress –

(ITALPRESS).

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