mercoledì 4 Febbraio 2026

Musumeci “In Sicilia 9 comuni su 10 presentano aree ad alto rischio frane”

Musumeci “In Sicilia 9 comuni su 10 presentano aree ad alto rischio frane”

ROMA (ITALPRESS) – “A partire dal 18 gennaio si sono verificati eccezionali eventi meteorologici che hanno interessato i territori di Sicilia, Sardegna e Calabria con precipitazioni, venti forti e mareggiate: in particolare nelle province di Vibo Valentia, Ogliastra e Messina le precipitazioni hanno raggiunto valori superiori a 500 millimetri”. Lo afferma il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, nella sua informativa al Senato.

“A seguito delle piogge ci sono stati innalzamenti in numerosi corsi d’acqua, con criticità segnalate in Sardegna anche su alcune dighe per le quali si sono resi necessari rilasci graduali e controllati, al fine di mitigare il rischio idraulico nella parte a valle – continua Musumeci – Il sistema di protezione civile ha dimostrato validità, efficienza ed efficacia soprattutto nel sistema di allerta nazionale per il rischio idrogeologico: dichiarato lo stato di emergenza, è stata già adottata l’ordinanza volta a disciplinare i primi interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza; si è anche provveduto alla nomina dei commissari delegati per l’espletamento delle necessarie attività, nelle persone dei rispettivi tre presidenti di Regione. Quasi contestualmente si è verificata un’altra gravissima calamità: il movimento franoso nel territorio di Niscemi”.

“Nella mattinata del 25 gennaio – aggiunge – c’è stata una notevole accelerazione: secondo i rilievi del dipartimento regionale di Protezione civile la linea del fronte era inizialmente di 1,6 km con un’estensione di circa 1 km, dopo l’evoluzione del movimento franoso ha subito una repentina accelerazione e la scarpata di frana ha raggiunto un dislivello di alcune decine di metri, in progressivo aumento e in continua evoluzione retrogressiva con una larghezza complessiva che ha superato i 4 km. Il rischio frane in Sicilia non è emergenziale, ma strutturale: secondo i dati Ispra aggiornati al 2024 circa nove Comuni su dieci nell’isola presentano aree ad alto rischio frane. La situazione non è certo migliore nel resto d’Italia, dove secondo gli scienziati oltre il 94% dei Comuni si trova in territori esposti al rischio idrologico, di valanghe e di erosione costiera. Il governo nazionale si avvale essenzialmente di due istituzioni per la lotta al dissesto: le sette autorità di distretto, con funzioni pianificatorie, e le strutture commissariali istituite presso le regioni. A Niscemi il 26 gennaio il dipartimento di Protezione civile ha attivato lo stato di presidio operativo e disposto l’invio immediato di un team di tecnici a supporto del dipartimento regionale e del Comune: anche con il ricorso all’uso di droni, sono stati avviati sopralluoghi in collaborazione con i tecnici in modo da effettuare una prima perimetrazione dell’area rossa, ovvero quella da impedire alla popolazione. I sopralluoghi sono stati effettuati anche lungo la viabilità di accesso all’abitato di Niscemi, confermando la percorribilità di una sola strada, la provinciale 11: abbiamo inoltre chiesto all’Agenzia spaziale italiana di attivare un servizio satellitare per acquisire i dati necessari per valutare la velocità del movimento franoso e le condizioni di rischio residuo. È stato inoltre attivato un centro di competenza specializzato nella valutazione del rischio di movimenti franosi, individuato nel centro di Protezione civile dell’Università di Firenze: quest’ultimo ha già effettuato i primi rilievi in loco per la definizione del meccanismo cinematico e una più approfondita analisi delle condizioni di rischio residuo, come anche della definizione dei limiti dell’area prossima alla frana da impedire alla popolazione”. 

“Il Dipartimento – sottolinea Musumeci – sta inoltre esercitando una funzione di raccordo tra Regione, Comune e prefettura di Caltanissetta, nonché di supporto agli enti territoriali su tematiche come assistenza alla popolazione, viabilità e continuità dell’attività didattica negli istituti scolastici dell’area: secondo gli esperti frane di questa tipologia hanno una tipica tendenza alla retrogressione, sulla base di tipologie osservate in confronto con la frana del 1997 e dell’evento storico del 1790; è dunque plausibile ipotizzare un ulteriore arretramento del ciglio di scarpata per alcune decine di metri, soprattutto in caso di alcune piogge abbondanti. Tale evoluzione potrebbe coinvolgere ulteriori edifici e compromettere in modo permanente tratti di viabilità strategica: allo stato attuale non è ancora definita la soluzione da dare alle famiglie che sono state costrette ad abbandonare per sempre le loro case, spetta alle autorità comunali avanzare una proposta risolutiva”.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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