
CATANIA (ITALPRESS) – Si ferma in Sicilia il comparto dell’autotrasporto legato all’intermodalità. La protesta interessa principalmente i porti dell’isola collegati con navi di tipo ro-ro. Al centro della mobilitazione, spiega il portavoce regionale del Comitato trasportatori siciliani, Salvatore Bella, ci sono i costi ritenuti insostenibili per le imprese del settore. “Ci fermiamo perché non possiamo più andare avanti con il costo della polizza d’imbarco, che ormai ha raggiunto seicento euro in più rispetto a quanto era prima. Non siamo più nelle condizioni di viaggiare”, spiega Bella, al porto di Catania, nel corso di una conferenza stampa. Carburanti e beni di consumo sono liberi di circolare in Sicilia. “La nostra è una protesta pacifica – sottolinea Bella – non facciamo blocchi stradali, non facciamo presìdi, quindi c’è la libera circolazione. Possono passare i carburanti, possono passare tutte le merci. Noi siamo fermi nei nostri piazzali, non andiamo a scaricare le navi”.
Se “scontro” c’è per il Comitato trasportatori siciliani, “è con il Governo Meloni e non con quello Schifani, che ha concesso fondi comunque insufficienti”. “La protesta durerà fino al giorno 18, ma se non ci saranno risposte dal Governo, ci fermeremo ad oltranza – aggiunge -. Apprezziamo quello che ha fatto la Regione Sicilia, quindi il presidente dell’Ars Galvagno, che ieri ci ha convocato offrendoci un pacchetto che, tra l’altro, si sarebbe dovuto dividere insieme ad agricoltori e pescatori, un pacchetto di venticinque milioni di euro da poter utilizzare per contribuire ad abbassare il costo del biglietto della nave. Però non ci bastano, a noi servono cento milioni l’anno per quello che rappresentiamo”.
Nel dettaglio, Bella chiede di prendere i soldi dal “tesoretto” delle quote Ets: “Tra l’altro, sono somme che già ci sono, perché paghiamo le quote Ets, cioè le quote che pagano gli armatori per non inquinare il Mediterraneo e che poi loro puntualmente ribaltano su di noi autotrasportatori sotto forma di costo della polizza d’imbarco. Quindi quel ‘tesoretto’, che è di quasi cinquecento milioni di euro, abbiamo chiesto a Salvini di utilizzarlo per gli autotrasportatori siciliani e sardi, perché sono soldi nostri, soldi che abbiamo pagato noi. Perché non devono essere utilizzati per calmierare il prezzo del biglietto, considerando che, a causa anche del caro gasolio, è aumentato ancora di più?”. Possibile un incontro con il Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, lunedì è arrivata una telefonata da Roma. “Sulla possibilità che il comitato sia ricevuto dal ministro Salvini, noi già da tre giorni solleviamo la questione. A parte il fatto che questo è un problema vecchio, quindi un problema che al Ministero ben conoscono e che Salvini conosce, così come il viceministro Rixi, perché più volte abbiamo interloquito con lui”, rende noto Bella, sottolineando la mancata convocazione diretta del Comitato e prendendo le distanze dalle associazioni nazionali. “Noi, ad oggi, non abbiamo ricevuto nulla. Ci hanno chiamato solo lunedì dicendo che c’era una possibile convocazione, ma la convocazione l’hanno fatta per le associazioni nazionali. Noi non c’entriamo niente, perché siamo dissociati. Loro non rappresentano i nostri problemi dell’isola, ma rappresentano questioni diverse dalle nostre”, aggiunge Bella. Dal porto di Catania sono partite le rassicurazioni dirette ai gestori della Grande Distribuzione Organizzata regionale, mentre cresce la preoccupazione per la protesta. Intanto, a Catania ed in provincia si registrano lunghe file ai distributori di carburante, presi d’assalto. A mancare è soprattutto il gasolio. Per non fare la fila sono stati suggeriti orari a partire dalle 5 del mattino.
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