Una sentenza che ribalta i presupposti, promettendo di scuotere dalle fondamenta il panorama della giustizia sportiva italiana. La Corte di Giustizia Tributaria di Trapani si è pronunciata sul ricorso presentato dall’FC Trapani contro gli atti di recupero dell’Agenzia delle Entrate risalenti a maggio 2025, relativi alle compensazioni fiscali tramite modello F24. Il verdetto segna un punto a favore del club: è stato totalmente escluso il dolo o il disegno fraudolento.
L’Agenzia delle Entrate sosteneva che la società granata avesse agito con dolo utilizzando crediti d’imposta irregolari, richiedendo l’applicazione delle sanzioni massime. I giudici tributari hanno invece tracciato una linea netta tra credito “inesistente” (che implica la frode) e credito “non spettante”, riconducendo la condotta del Trapani a una semplice imprudenza.
Le sanzioni sono state dimezzate, ma la sostanza politica e legale cambia radicalmente: il Trapani passa dalla posizione di complice a quella di vittima di una truffa.
I provvedimenti del fisco avevano innescato un “effetto domino” devastante sui campionati in corso. Finora, FIGC e FIP si erano rifiutate di revocare le proprie sanzioni, blindate dietro il fatto che i club si poggiassero solo su sospensive cautelari. Forte di una sentenza di merito che cancella l’accusa di frode, il presidente Valerio Antonini ha annunciato una battaglia legale totale.






