Non usa giri di parole Gianfranco Miccichè all’indomani dell’ultima tornata elettorale siciliana. Per il deputato regionale di Grande Sicilia, i risultati usciti dalle urne rappresentano un campanello d’allarme, che la coalizione di centrodestra non può più permettersi di ignorare. Mentre a livello nazionale l’alleanza appare solida e vincente, in Sicilia il quadro che emerge è quello di un campo moderato profondamente diviso, segnato da una gestione politica che il leader definisce “carente” e da una persistente assenza di una leadership autorevole.
Miccichè punta il dito contro le dinamiche locali che hanno portato alla sconfitta in piazze strategiche. Esemplificativo, in tal senso, è il risultato di Marsala: qui, la frammentazione del centrodestra ha spalancato le porte alla vittoria di Andreana Patti. Il sindaco uscente Massimo Grillo, sostenuto da una coalizione di 4 liste, è stato nettamente superato dalla Patti, pagando il prezzo di una frattura interna, che ha visto in campo la candidatura di Giulia Adamo, che ha perso nonostante fosse sostenuta da 6 liste, espressione di un’ulteriore area moderata. “Il caso di Marsala e la sconfitta di Massimo Grillo sono lo specchio fedele di quanto accade ovunque”, osserva Miccichè, sottolineando come la dispersione del voto tra più candidati del medesimo alveo politico abbia regalato la vittoria agli avversari, rendendo vano il peso elettorale potenziale della coalizione.
Il cuore della critica di Miccichè risiede nell’incapacità di costruire candidature unitarie e condivise. “In troppi Comuni, come abbiamo tristemente visto a Marsala, il centrodestra si è presentato diviso, frammentato e incapace di offrire una proposta politica coesa”, ha dichiarato il deputato regionale. Secondo l’ex Presidente dell’Ars, questa incapacità di tenere insieme le diverse anime della coalizione non è solo un errore tattico locale, ma una grave carenza strutturale che rischia di trasformarsi in un cronico punto di debolezza.
Il monito di Miccichè non guarda solo al presente, ma è proiettato con urgenza alle prossime scadenze elettorali. “Se non si correrà immediatamente ai ripari – avverte – il rischio concreto è quello di compromettere già da oggi le prossime elezioni regionali e nazionali “. Il messaggio sembra rivolto direttamente agli attuali vertici della coalizione, chiamati a un radicale cambio di rotta per evitare che la frammentazione locale si traduca in una sconfitta ben più pesante su scala regionale.
### L’apertura a Cateno De Luca
La vera novità del documento politico firmato da Miccichè riguarda l’approccio verso le forze esterne al perimetro tradizionale del centrodestra. L’esponente di Grande Sicilia cita esplicitamente il risultato ottenuto da Cateno De Luca e dal suo movimento, riconoscendone il peso politico consolidato nel territorio, come dimostrato dalla capacità di intercettare consensi significativi proprio nei comuni dove il centrodestra ha fallito la prova dell’unità.
La ricetta di Miccichè è pragmatica: “Non si può sottovalutare il risultato di De Luca. Con lui va aperto subito un confronto”. L’ipotesi che prende corpo è quella di un allargamento del campo moderato che veda il leader di Sud chiama Nord non più come un avversario da contenere, ma come un protagonista di un nuovo patto politico, capace di integrare la sua forza dirompente con una “figura forte e credibile del centrodestra”.
INTERVISTA- Elezioni Sicilia, Miccichè all’attacco: dal caso Marsala di Massimo Grillo alla crisi del centrodestra
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