Gli aumenti previsti per le prestazioni sanitarie erogate dalle strutture convenzionate sono giudicati troppo bassi dal settore, aprendo una crisi profonda sulla tenuta della rete assistenziale privata accreditata, in vista dell’entrata in vigore del nuovo tariffario nazionale il prossimo 21 settembre. L’allarme è stato lanciato ufficialmente a Roma nel corso di una conferenza stampa organizzata dall’Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, enti e ospedalità private (UAP). Al centro della protesta c’è l’adeguamento dei rimborsi per la specialistica ambulatoriale e la protesica. Secondo le associazioni di categoria, i margini stabiliti dal nuovo tariffario non coprono l’aumento dei costi di gestione registrato negli ultimi anni, mettendo in grave difficoltà la sopravvivenza economica di migliaia di strutture sul territorio nazionale. Le stime presentate durante l’incontro delineano uno scenario allarmante per il sistema sanitario e occupazionale italiano, dato che in pericolo ci sarebbero complessivamente 27.000 centri sanitari distribuiti su tutto il territorio nazionale, che garantiscono servizi diagnostici e specialistici essenziali per i cittadini e che impiegano complessivamente 350.000 lavoratori. Le sigle di categoria chiedono un intervento correttivo urgente per evitare che la stretta economica si traduca nella chiusura di numerosi presidi sanitari o nella riduzione dell’offerta convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, con il conseguente aggravamento delle liste d’attesa pubbliche.
Sulla situazione in Sicilia abbiamo chiesto alla Dott.ssa Elisa Interlandi (clicca qui per l’intervista), Presidente Nazionale Anmed e Vice Presidente Nazionale UAP, che ha presenziato a Roma assieme alla consulente UAP, avv. Valentina Piraino (clicca qui per l’intervista), la quale si è soffermata sulla situazione sanitaria trapanese e sul prossimo incontro in programma con il Presidente Renato Schifani.



