Il percorso delle Saline di Sicilia per diventare Riserva della Biosfera MaB UNESCO compie il passo decisivo. Con il via libera del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il dossier si appresta a raggiungere la sede parigina del programma internazionale. Un traguardo salutato con favore dal mondo economico e portuale, in particolare da Gaspare Panfalone, delegato Assiterminal e presidente della Riccardo Sanges & C., che plaude all’impegno del Comitato promotore e del presidente della Camera di Commercio di Trapani, Pino Pace.
La strada che ha condotto a questo risultato non è stata priva di asperrità. Nella scorsa primavera, gli operatori portuali avevano sollevato forti perplessità riguardo alla perimetrazione iniziale, che includeva lo scalo e le aree industriali trapanesi. Il timore, legato alle possibili ripercussioni sulle procedure amministrative e sulle prospettive di crescita occupazionale e commerciale, aveva aperto un confronto serrato. La mediazione istituzionale — favorita dall’incontro presso l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale alla presenza della presidente Annalisa Tardino e dello stesso Pino Pace — ha tuttavia portato a una sintesi equilibrata: lo stralcio definitivo del porto e delle zone industriali dal perimetro MaB.
«Il porto non aveva ragione di rientrare nella perimetrazione – sottolinea Panfalone – ma oggi ci rallegriamo del risultato. La valorizzazione delle Saline, che interessano i territori di Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco, accresce l’attrattività turistica internazionale e favorisce nuove opportunità per il crocierismo». La vicenda viene indicata come la dimostrazione plastica che tutela ambientale e sviluppo economico non sono concetti contrapposti, bensì complementari quando supportati da un ascolto reciproco.
Superato lo scoglio della perimetrazione, la discussione si sposta ora su un altro fronte cruciale: la governance. L’attuale frammentazione gestionale, caratterizzata da norme e applicazioni disomogenee all’interno di un medesimo ecosistema, viene giudicata non più sostenibile alla vigilia di una consacrazione internazionale. Per porre rimedio alle disparità territoriali, la richiesta avanzata dagli operatori guarda dritta a Palermo.
Viene invocata l’istituzione di un ente gestore unico e pubblico che garantisca uniformità di regole, trasparenza e programmazione strategica. Un appello diretto alla politica regionale, all’intera deputazione e al presidente della Regione Renato Schifani, affinché si sblocchi l’iter del disegno di legge sulla gestione pubblica della Riserva, attualmente al vaglio della IV Commissione dell’Assemblea Regionale Siciliana.
La candidatura UNESCO viene così a configurarsi non solo come un riconoscimento ambientale, ma come l’occasione per dare ordine a un intero territorio, dimostrando che salvaguardia naturalistica e competitività economica possono procedere a braccetto.
Saline di Sicilia verso l’UNESCO: per Panfalone è la vittoria del territorio, ora serve un ente gestore unico
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