Un’immagine che sta facendo il giro dei social e che ritrae un mezzo letteralmente “mangiato” dall’asfalto. Succede a viale delle Sirene, nel cuore del centro storico di Trapani, e a denunciare l’accaduto con un post al vetriolo sulla propria pagina Facebook è il consigliere comunale Maurizio Miceli.
Non usa giri di parole l’esponente dell’opposizione, che definisce l’accaduto non come un semplice incidente, ma come una «vergogna pubblica». Il post punta l’indice sulla fragilità di uno dei punti più belli e frequentati della città di Trapani, descritto come un “biglietto da visita” ormai ridotto a una realtà da «città del terzo mondo».
«Non è un incidente. È il simbolo plastico del fallimento totale di questa amministrazione», scrive Miceli, sottolineando come il cedimento della carreggiata sia l’emblema di un crollo più profondo: quello della credibilità di chi governa e della sicurezza dei cittadini.
Il timore espresso nel post riguarda l’incolumità pubblica. In un giorno di festa come il Primo Maggio, la zona è solitamente affollata di famiglie e turisti.
«Poteva esserci chiunque: un operatore, un passante, un bambino. Oggi è andata “bene”. Domani?». Miceli rivolge un pensiero al conducente del mezzo, sperando che non abbia riportato conseguenze, ma sposta subito il focus sulla responsabilità politica di una città lasciata, a suo dire, allo sbando nonostante i segnali ignorati.
Il post si chiude con una richiesta perentoria: le dimissioni immediate del sindaco Giacomo Tranchida. Miceli non risparmia l’ironia amara sul motto, che ha accompagnato la campagna elettorale del primo cittadino: «Com’era il suo motto elettorale? “Buon cammino…” sì, verso il BARATRO! Basta scuse, basta propaganda. Trapani merita rispetto».
L’incidente di viale delle Sirene riaccende così, in modo violentissimo, il dibattito sulla manutenzione delle strade trapanesi, trasformando una voragine nell’asfalto nell’ennesimo terreno di scontro politico frontale.
Trapani, sprofonda la strada in viale delle Sirene: l’affondo di Miceli sui social. «Tranchida si dimetta, siamo nel baratro»
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