La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta che accende i riflettori sul progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Al centro del fascicolo, in cui si ipotizzano a vario titolo i reati di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, vi sono le condotte di tre persone, raggiunte nelle scorse ore da decreti di perquisizione eseguiti dai carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS).
I provvedimenti della magistratura romana hanno interessato tre figure chiave, le cui posizioni sono ora al vaglio degli inquirenti: un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, in quiescenza dallo scorso febbraio, un avvocato già membro del Consiglio di amministrazione della società “Stretto di Messina Spa” e un imprenditore.
Il cuore dell’attività investigativa riguarda le modalità attraverso le quali si è cercato di gestire l’iter procedurale dell’opera pubblica. Secondo l’ipotesi accusatoria, le condotte documentate dagli investigatori sarebbero state finalizzate a condizionare l’esame di legittimità che la Corte dei Conti è chiamata a svolgere in merito all’approvazione del progetto definitivo. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata, in particolare, sul tentativo di influenzare le valutazioni di natura contabile e legale, passaggi tecnici indispensabili per procedere con la realizzazione dell’infrastruttura. Attraverso la rivelazione di informazioni riservate e presunti scambi di favori, gli indagati avrebbero cercato di orientare il parere dell’organo di controllo.
Le perquisizioni disposte dalla Procura di Roma rappresentano un momento cruciale dell’indagine, finalizzato all’acquisizione di prove documentali e materiali a supporto dell’impianto accusatorio.




