Una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania ha fatto scattare le manette ai polsi di un appartenente al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania. Il militare è stato arrestato in flagranza di reato con l’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater c.p.), bloccato proprio mentre incassava una tangente in contanti.
L’arresto è avvenuto ad Acireale. Il finanziere è stato sorpreso dai suoi stessi colleghi nel momento in cui riceveva una tranche di 4.000 euro in contanti dal titolare di un’attività commerciale della zona. In cambio del denaro, il pubblico ufficiale aveva promesso all’imprenditore il proprio intervento per ottenere una drastica riduzione degli importi di alcune cartelle esattoriali che gravavano sulla sua attività.
Su richiesta della Procura, il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto in flagranza, disponendo per il militare la misura della custodia cautelare in carcere. Il provvedimento non si limita al solo episodio del weekend, ma recepisce un quadro indiziario ben più ampio emerso nel corso delle investigazioni. Al finanziere vengono infatti contestati anche i reati di concussione (art. 317 c.p.) e accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.).
Dall’ufficio del Procuratore Capo, Dott. Francesco Curcio, si rimarca comunque come per l’indagato valga la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
Le attività investigative delle Fiamme Gialle etnee – supportate da intercettazioni, attività tecniche, interrogatori e testimonianze – hanno svelato quella che gli inquirenti definiscono una “abituale strumentalizzazione della qualità e delle funzioni” da parte dell’indagato.
Il modus operandi era collaudato: abusando del proprio ruolo, il militare avvicinava operatori economici ad Acireale, Adrano e nei paesi della fascia pedemontana. In cambio di denaro o altre utilità, prometteva favori di varia natura: dalla garanzia di evitare del tutto i controlli fiscali, all’assicurazione di farli concludere con esito regolare, fino all’intermediazione illecita per alleggerire i debiti erariali.
Oltre alle mazzette sul fisco, le indagini hanno portato a galla un altro retroscena: il militare avrebbe ottenuto un indennizzo di circa 6.000 euro per un presunto falso incidente stradale, pianificato artificiosamente. Per mettere in piedi la truffa, avrebbe persino costretto un piccolo commerciante a emettere fatturazioni false.
Il caso è tutt’altro che chiuso. Nelle motivazioni dell’ordinanza del GIP viene evidenziato un concreto pericolo di inquinamento probatorio. Il filone investigativo è in piena evoluzione: nei prossimi giorni gli inquirenti ascolteranno numerosi altri soggetti per chiarire la natura dei loro rapporti con il finanziere arrestato.
A margine dell’operazione, la Procura ha espresso un forte plauso al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania, sottolineando il valore e il rigore istituzionale dimostrato:”Non possiamo non evidenziare come, assai meritevolmente, la GdF abbia svolto in modo puntuale, professionale e tempestivo le indagini delegate da questo Ufficio nel lodevole intento di fare luce con rigore all’interno del Corpo”, conclude la nota firmata dal Procuratore Capo Francesco Curcio.





