Un piano carente, basato su dati vecchi di vent’anni e segnato da inammissibili vuoti di pianificazione. È un giudizio senza appello quello espresso da Greenpeace Italia, Lipu, MAN e WWF Italia, che hanno presentato formalmente le loro osservazioni sul Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo del Comune di Messina e sul relativo Rapporto Ambientale, nell’ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica. Secondo i rappresentanti delle quattro sigle ambientaliste, il documento depositato dagli uffici comunali offre una fotografia della costa messinese che non corrisponde alla realtà dei luoghi, fallendo nel descrivere lo stato attuale del demanio e le sue reali caratteristiche ambientali, culturali e paesaggistiche.
La prima grande anomalia sollevata dalle associazioni riguarda l’esclusione dal Piano di una serie di porzioni di territorio costiero, etichettate come “incerte”. La loro disciplina viene rimandata a una futura revisione, un espediente che per gli ambientalisti crea un pericoloso vuoto gestionale. Lasciare alcune porzioni territoriali fuori dalla valutazione determina infatti margini di discrezionalità non adeguatamente controllati e rende impossibile stimare l’impatto complessivo del Piano sulla costa, compresi gli habitat tutelati dall’Unione europea attraverso la Rete Natura 2000.
A rendere ancora più fragile l’impalcatura del piano è la totale assenza del Piano di Monitoraggio Ambientale. Lo strumento operativo che dovrebbe accompagnare il ciclo di vita del documento per rilevare danni e correggere la rotta non esiste. La sua elaborazione è stata infatti rimandata a un futuro accordo con l’ARPA Sicilia, ad oggi non formalizzato e subordinato a risorse umane che al momento non sono nemmeno garantite.
Il monitoraggio ambientale dovrebbe essere uno strumento di prevenzione, ma il Comune di Messina ha scelto di affidarsi a dati anacronistici. Per la componente acustica, il Piano fa riferimento a una classificazione del 2001, valutando gli impatti sonori su dati vecchi di un quarto di secolo. Si tratta di una scelta inconciliabile con la natura della valutazione ambientale, soprattutto se si considera che il piano si occupa di aree interne a una Zona di Protezione Speciale per l’avifauna, per sua natura estremamente sensibile al disturbo acustico. Uguali carenze si riscontrano sul fronte dell’erosione costiera, dove i dati sull’arretramento della linea di costa e sulla classificazione del rischio si basano in larga parte sul confronto tra gli anni 1985 e 1998, ignorando i mutamenti degli ultimi decenni.
La documentazione pecca anche sul piano metodologico, poiché la normativa italiana ed europea imporrebbe la valutazione di alternative ragionevoli legate a diverse localizzazioni, intensità d’uso del suolo o scenari di maggiore tutela. Il Comune si è invece limitato a un bivio elementare, ovvero attuare o non attuare il piano proposto. A questo si aggiunge un livello giudicato approssimativo nell’approfondimento delle componenti ambientali, storiche e archeologiche dell’area. La richiesta inviata al Comune di Messina e alla Regione Siciliana è dunque netta: il quadro di approfondimento non rispetta i requisiti di legge e, nello stato attuale, lo strumento di pianificazione non è approvabile.






