sabato 18 Luglio 2026

Emergenza al carcere di Trapani: la denuncia della UIL tra degrado strutturale e “organico dopato”

Una situazione strutturale definita “veramente complicata”, gravi carenze igienico-sanitarie e un calcolo del personale che non corrisponderebbe alla reale forza in servizio. È questo il quadro a tinte fosche che emerge dal report della UIL FP Polizia Penitenziaria Sicilia a seguito della visita ispettiva effettuata il 17 luglio presso la casa circondariale “Pietro Cerulli” di Trapani. Il sindacato, guidato dal responsabile regionale Gioacchino Veneziano, ha annunciato che martedì 21 luglio consegnerà un dossier composto da quaranta scatti fotografici direttamente nelle mani del Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Massimo Parisi, in occasione di un incontro già convocato a Palermo presso il Provveditorato regionale.
Al centro delle preoccupazioni del sindacato c’è soprattutto il reparto denominato “Mediterraneo”, descritto come il punto più drammatico dell’intera struttura. In quest’area la UIL ha riscontrato palesi violazioni delle norme sull’igiene e la sicurezza nei luoghi di lavoro previste dal decreto legislativo 81/2008. Sebbene la Direzione del carcere abbia già ottenuto dal PRAP l’autorizzazione per avviare alcuni lavori di manutenzione, il sindacato ha espresso forte scetticismo, giudicando tali interventi del tutto insufficienti e invocando misure straordinarie e immediate.
Accanto all’emergenza strutturale, si solleva una dura polemica sulla gestione della Polizia Penitenziaria. Il leader regionale Veneziano accusa il DAP di fotografare la situazione numerica in modo scorretto, parlando esplicitamente di un “organico dopato” che maschera le reali e gravi carenze. La pianta organica risulta infatti fortemente sguarnita, con appena sei ispettori effettivi sui ventiquattro previsti, diciannove sovrintendenti sui trenta necessari e duecentoquattro agenti a fronte di una previsione di duecentocinquanta unità. Ad aggravare lo scenario interno, secondo la denuncia della segreteria regionale, contribuisce il fatto che ventidue agenti e due ispettori risultano formalmente assegnati al Pietro Cerulli ma sono in verità impiegati stabilmente tra le scorte delle autorità e il nucleo investigativo regionale, venendo così sottratti alla vigilanza interna e lasciando la struttura in una condizione di cronica sofferenza.

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