Toni duri e richieste senza appello arrivano da Palazzo dei Normanni, dove la Sala Mattarella ha ospitato un vertice cruciale per il futuro dei dipendenti comunali ex contrattisti. A lanciare l’ultimatum alle istituzioni regionali è stato il sindaco di Calatafimi Segesta, Francesco Gruppuso, affiancato dal sindaco di Santa Ninfa, Carlo Ferreri, e dal segretario comunale Sandra Sala. Al centro della protesta, la richiesta formale all’Assemblea Regionale Siciliana e alla Giunta Regionale di stanziare risorse finanziarie immediate e definitive per garantire la stabilizzazione a 36 ore del personale. Nel suo intervento, Gruppuso non ha usato mezzi termini, puntando il dito contro la gestione politica e sindacale passata e presente: “Non è più tollerabile procrastinare e calpestare la dignità di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. Parliamo di persone che, dopo anni di precariato e di servizio essenziale, si trovano ormai prossime alla pensione ancora con contratti part-time a 24 ore o persino meno.”
Il primo cittadino di Calatafimi Segesta ha evidenziato l’insostenibilità della situazione economica in cui versano le amministrazioni locali. I Comuni, secondo quanto ribadito nel corso dell’incontro, non possono più reggere da soli un carico finanziario sproporzionato a fronte delle numerose competenze richieste. Tra i servizi messi a rischio o difficilmente copribili figurano: l’assistenza specialistica ASACOM; le mense scolastiche; la manutenzione delle strade e la sicurezza urbana; i servizi sociali essenziali. Il nodo centrale della vertenza resta l’allineamento dei trattamenti lavorativi. La delegazione amministrativa ha avanzato una richiesta netta: il personale degli enti locali deve essere equiparato, almeno nel monte ore, a quello della Regione Siciliana. L’incontro si è chiuso con un chiaro monito rivolto all’ARS e ai deputati regionali: il problema dei contrattisti è una questione storica generata dalla stessa Regione, alla quale spetta ora il dovere di chiudere la partita una volta per tutte, senza ulteriori rinvii o “prese in giro”.





