sabato 25 Luglio 2026

Sicilia in bilico: precarietà, salari bassi e fuga di cervelli nel ritratto del Rendiconto INPS 2025

La Sicilia  fatica a crescere, frenata da un’occupazione fragile, salari al di sotto degli standard nazionali e da un’emorragia demografica che spinge i giovani a fuggire oltre lo Stretto. È la fotografia impietosa scattata dal Rendiconto sociale 2025 dell’Inps per la Sicilia, presentato nella cornice di Palazzo Steri a Palermo. I numeri restituiscono il quadro di un territorio in profonda difficoltà, dove i segnali di ripresa sono troppo deboli per invertire la rotta. Il motore economico siciliano stenta a ingranare. A fronte di un modesto rialzo annuale delle assunzioni pari allo 0,5%, il tasso di occupazione si blocca al 47,3%, rimanendo drammaticamente distante dalla media nazionale del 62,5%. La disoccupazione vola al 12%, registrando un dato che doppia il trend del Paese. Ancora più pesante è il capitolo degli inattivi, che sfiorano quota 1,4 milioni, per due terzi donne, confermando il primato italiano dei Neet, ben 174.000 giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non investono nella propria formazione. A pesare è soprattutto la qualità del lavoro creato. Sebbene il saldo tra reclutamenti e cessazioni resti positivo per 25.000 unità, l’82% dei nuovi posti è fortemente precario, tra contratti stagionali, a tempo determinato o intermittenti, mentre le assunzioni stabili si fermano a un esiguo 17,5%. La precarietà si traduce inevitabilmente in buste paga insufficienti. Nel settore privato siciliano, le retribuzioni lorde giornaliere si fermano a 63 euro per le donne, contro gli 82 euro della media italiana, e a 87 euro per gli uomini, rispetto agli oltre 111 euro nazionali. Tradotto su base mensile, significa stipendi compresi tra 1.250 e 1.800 euro lordi, cifre che rendono estremamente complesso il sostentamento di un nucleo familiare. A ciò si somma un netto divario di genere, che penalizza le lavoratrici con una differenza media di circa 26 euro lordi al giorno rispetto ai colleghi uomini. Questo cortocircuito economico si ripercuote inevitabilmente anche sul sistema previdenziale. In Sicilia quasi un quarto della popolazione percepisce un assegno pensionistico, ma il 46% dei pensionati riceve meno di 1.000 euro al mese. Le nuove liquidazioni confermano il trend discendente rispetto al passato, penalizzate da carriere frammentate e stipendi ridotti, attestandosi in media a 1.291 euro lordi per le donne e 1.681 euro per gli uomini. Tutti questi fattori alimentano la piaga dello spopolamento. Nel corso del 2024 il saldo demografico regionale ha registrato un passivo di oltre 25.000 persone, frutto combinato del crollo delle nascite e del saldo migratorio. Nello stesso anno circa 26.000 siciliani hanno scelto di trasferire la propria residenza in altre regioni, con una netta preferenza per la Lombardia e un profilo anagrafico prevalentemente under 35, a fronte di poco più di 15.000 arrivi nell’Isola, in un esodo che continua a privare la Sicilia delle sue energie migliori.

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