La tensione politica al Comune di Trapani raggiunge il culmine in vista della seduta del prossimo 16 settembre, data in cui il Consiglio Comunale sarà chiamato a esprimersi sulla decadenza di cinque consiglieri. Con una nota ufficiale firmata dai consiglieri di maggioranza Giuseppe Peralta, Daniela Barbara, Salvatore Braschi, Giovanni Parisi, Angela Grignano, Monica Desideri, Vincenzo Guaiana e Marzia Patti, viene lanciato un appello netto e inequivocabile: si voti per appello nominale, rifiutando categoricamente il ricorso al voto segreto.
Al centro della presa di posizione c’è la richiesta di trasparenza e di assunzione di responsabilità di fronte alla cittadinanza. La maggioranza definisce pretestuoso e illegittimo l’intero procedimento, ricordando che l’assenza dei consiglieri era giustificata e che sul caso pesano pareri contrari istituzionali, tra cui quello dell’Assessorato regionale delle Autonomie Locali.
Il nodo del metodo di votazione riveste un ruolo cruciale anche sul piano economico e legale. Qualora il Consiglio dovesse approvare la decadenza, i consiglieri interessati hanno già annunciato un ricorso al TAR. I firmatari del comunicato sottolineano una discriminante fondamentale legata alla modalità di espressione del voto: con il voto palese, l’eventuale risarcimento danni graverebbe direttamente sui singoli consiglieri che avranno votato a favore; con il voto segreto, l’anonimato impedirebbe di individuare i responsabili, ribaltando il costo economico sulle casse comunali e, di conseguenza, sui cittadini trapanesi.
Nel documento vengono inoltre puntati i riflettori su presunte irregolarità procedurali e politiche che avrebbero caratterizzato l’iter. Viene evidenziato come il rigetto delle giustificazioni per le assenze sia avvenuto con soli 12 voti a fronte dei 13 necessari stabiliti dal Segretario Generale, configurando una palese violazione statutaria. Sotto accusa c’è anche l’operato del Presidente del Consiglio, Alberto Mazzeo, accusato di aver mostrato parzialità e di aver forzato la mano su una procedura nata da un’adunanza aperta priva di proposte deliberative.
«Chi è realmente convinto della fondatezza e della legittimità di queste decadenze le voti alla luce del sole, ci metta nome e cognome e si assuma fino in fondo, davanti alla città, la responsabilità della propria scelta», tuonano i consiglieri di maggioranza, ribadendo che la questione non è puramente politica ma chiama in causa il rispetto delle regole democratiche e del mandato elettorale.
Trapani, scontro aperto sulle decadenze in Consiglio: la maggioranza chiede il voto palese per il 16 settembre
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