martedì 8 Settembre 2026

Trapani, scontro aperto sulle decadenze in Consiglio: la maggioranza chiede il voto palese per il 16 settembre

La tensione politica al Comune di Trapani raggiunge il culmine in vista della seduta del prossimo 16 settembre, data in cui il Consiglio Comunale sarà chiamato a esprimersi sulla decadenza di cinque consiglieri. Con una nota ufficiale firmata dai consiglieri di maggioranza Giuseppe Peralta, Daniela Barbara, Salvatore Braschi, Giovanni Parisi, Angela Grignano, Monica Desideri, Vincenzo Guaiana e Marzia Patti, viene lanciato un appello netto e inequivocabile: si voti per appello nominale, rifiutando categoricamente il ricorso al voto segreto.
Al centro della presa di posizione c’è la richiesta di trasparenza e di assunzione di responsabilità di fronte alla cittadinanza. La maggioranza definisce pretestuoso e illegittimo l’intero procedimento, ricordando che l’assenza dei consiglieri era giustificata e che sul caso pesano pareri contrari istituzionali, tra cui quello dell’Assessorato regionale delle Autonomie Locali.
Il nodo del metodo di votazione riveste un ruolo cruciale anche sul piano economico e legale. Qualora il Consiglio dovesse approvare la decadenza, i consiglieri interessati hanno già annunciato un ricorso al TAR. I firmatari del comunicato sottolineano una discriminante fondamentale legata alla modalità di espressione del voto: con il voto palese, l’eventuale risarcimento danni graverebbe direttamente sui singoli consiglieri che avranno votato a favore; con il voto segreto, l’anonimato impedirebbe di individuare i responsabili, ribaltando il costo economico sulle casse comunali e, di conseguenza, sui cittadini trapanesi.
Nel documento vengono inoltre puntati i riflettori su presunte irregolarità procedurali e politiche che avrebbero caratterizzato l’iter. Viene evidenziato come il rigetto delle giustificazioni per le assenze sia avvenuto con soli 12 voti a fronte dei 13 necessari stabiliti dal Segretario Generale, configurando una palese violazione statutaria. Sotto accusa c’è anche l’operato del Presidente del Consiglio, Alberto Mazzeo, accusato di aver mostrato parzialità e di aver forzato la mano su una procedura nata da un’adunanza aperta priva di proposte deliberative.
«Chi è realmente convinto della fondatezza e della legittimità di queste decadenze le voti alla luce del sole, ci metta nome e cognome e si assuma fino in fondo, davanti alla città, la responsabilità della propria scelta», tuonano i consiglieri di maggioranza, ribadendo che la questione non è puramente politica ma chiama in causa il rispetto delle regole democratiche e del mandato elettorale.

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