mercoledì 12 Agosto 2026

Palermo, il “Governo di Liberazione” unisce i partiti nel segno del dialogo: al centro del dibattito i programmi per la Sicilia, l’autonomia e la centralità di Sud Chiama Nord

Un confronto aperto, serrato ma improntato al rispetto reciproco. L’assemblea del Governo di Liberazione, riunitasi a Palermo, ha trasformato il panel «Quale idea di governo risponde oggi alle sfide della Sicilia?» – moderato dal direttore di Live Sicilia, Roberto Puglisi – in un vero e proprio laboratorio politico. L’appuntamento si è aperto con il ricordo commosso di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta a trentaquattro anni dalla strage di via D’Amelio, per poi dare spazio a un dibattito che ha visto la partecipazione di esponenti di spicco di tutto l’arco costituzionale dell’Isola, uniti dalla volontà di rimettere i programmi e i temi concreti al centro dell’agenda regionale.
Ad aprire il confronto è stato Nino Oddo, convinto che oggi esistano finalmente le condizioni per avviare una stagione di reale cambiamento. Una tesi raccolta da Fabrizio Micari, che ha lanciato un monito sulla natura economica dell’Isola, spiegando che la Sicilia non produce ma continua a vivere della distribuzione di denaro pubblico. Per Micari la risposta risiede in una completa rivoluzione culturale a lungo termine, un percorso riformista che deve andare ben oltre i canonici prima cinque anni di legislatura.
Sulla scia del dialogo si è posizionata anche Marianna Caronia, la quale ha ribadito che il proprio partito ha scelto il confronto come metodo e ha ricordato la disponibilità del leader Saverio Romano per la corsa alla presidenza della Regione. Caronia ha acceso i riflettori sulla necessità di bloccare gli sprechi legati alla dispersione scolastica per investire in una formazione davvero orientata al mondo del lavoro, auspicando un avvicinamento dei movimenti autonomisti verso l’area di centrodestra. Una visione macroregionale è stata invece proposta da Vincenzo Figuccia, che immagina la Sicilia come l’hub naturale del Mediterraneo all’interno di un progetto nazionale e invita a rifiutare lo scontro ideologico per pianificare soluzioni sui prossimi dieci anni.
Le opposizioni hanno risposto con accenti diversi, oscillando tra la critica severa e l’apertura sui contenuti. Il segretario regionale del PD, Anthony Barbagallo, ha espresso una linea dura nei confronti dell’attuale esecutivo guidato da Renato Schifani, definendolo un sistema fondato su sottobosco e clientela e auspicando una spaccatura nella maggioranza per anticipare la fine della legislatura. Barbagallo ha poi richiamato l’attenzione sulla legalità, da declinare anche come rigore nella gestione degli appalti pubblici. Per il Movimento 5 Stelle, Luigi Sunseri ha confermato la linea di netta opposizione portata avanti negli ultimi anni, ma ha accolto con favore il focus sui programmi, ritenendolo l’unico modo per riavvicinare i siciliani alla politica. Dal canto suo, Gandolfo Lo Verde ha invitato a una profonda riflessione sulla credibilità delle istituzioni e sulla necessità di valorizzare le competenze specifiche della società civile, sottolineando che ognuno deve fare ciò che gli compete.
I rappresentanti della maggioranza di governo hanno risposto rivendicando i traguardi raggiunti dall’esecutivo. Gaspare Vitrano e Luca Sbardella hanno difeso l’operato del governo Schifani, menzionando i risultati tangibili in materia di occupazione, semplificazione normativa e utilizzo dei fondi comunitari e del PNRR. Entrambi hanno tuttavia riconosciuto che il programma di Cateno De Luca presenta ampi margini di condivisione con le linee del centrodestra, riaffermando la totale apertura a un tavolo di confronto comune.
A tirare le somme della giornata è stato Danilo Lo Giudice, evidenziando come l’evento abbia certificato la centralità del percorso di Sud Chiama Nord, ormai diventato un punto di riferimento sia per il centrodestra sia per il centrosinistra, con l’obiettivo fisso di difendere l’Isola dalle ingerenze romane. Il peso specifico del movimento è stato legittimato anche dal Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gaetano Galvagno, che ha riconosciuto la crescita della leadership di De Luca ben oltre i confini di Messina. Galvagno ha concluso ricordando che chiunque siederà ai futuri tavoli programmatici dovrà fare i conti con le proposte di Sud Chiama Nord, lanciando infine la sfida di superare ogni complesso di inferiorità per restituire alla Sicilia il ruolo di autentico baricentro economico e culturale del Mediterraneo.

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