L’allarme lanciato dal sindacato FISI Vigili del Fuoco, del segretario nazionale Carmelo Barbagallo, accende i riflettori su una situazione definita sconcertante: la presenza in dotazione di maglie ignifughe che, a contatto con la semplice acqua o con il sudore, si sfibrano e si sfilacciano come carta bagnata. Un Dispositivo di Protezione Individuale dovrebbe garantire massima sicurezza e resistenza termica, ma in questo caso rischia di trasformarsi in un pericolo concreto per gli operatori non appena entra in contatto con l’umidità, elemento inevitabile durante gli interventi di soccorso. La segnalazione delle magliette risale al 3 agosto. La presa di posizione sindacale punta direttamente il dito contro i controlli a monte, sollevando interrogativi inevitabili su chi abbia effettuato i collaudi e su come siano state accettate e approvate queste commesse. Il sindacato ribadisce con forza che la salute e l’incolumità dei vigili del fuoco valgono molto di più di qualsiasi logica di risparmio di spesa, pretendendo immediate verifiche, il ritiro dei lotti difettosi e la massima trasparenza.La vicenda si inserisce inoltre in un quadro già delicatissimo legato alla sicurezza chimica dei materiali, richiamando l’attenzione sul dibattito in corso riguardo ai PFAS e PFOA, sostanze a cui gli operatori sono esposti e che tendono a reagire e penetrare proprio con l’aumento delle temperature e della sudorazione. Di fronte a questo scenario, la richiesta di interventi risolutivi e controlli stringenti diventa urgente e non più rimandabile.





