La flotta peschereccia di Lampedusa rischia il collasso definitivo a causa dei relitti delle imbarcazioni di migranti affondate nelle acque nazionali, che continuano a impigliarsi nelle reti impedendo la normale attività lavorativa. L’allarme è stato lanciato con forza dal consigliere comunale e presidente del Cogepa, Totò Martello, che rappresenta la marineria delle isole Pelagie.
Martello ha definito la situazione insostenibile e immorale, sottolineando che la filiera della pesca rischia la morte economica e che i pescatori non possono continuare a raccogliere barche invece del pescato. Questa grave emergenza si inserisce in un contesto già fortemente compromesso dal costo esoso del gasolio, un fattore che ha già messo in ginocchio gli operatori locali e reso la quotidianità lavorativa estremamente precaria.
La questione, tuttavia, non riguarda soltanto il territorio di Lampedusa, ma si estende all’intero comparto ittico siciliano. A evidenziarlo è Nicola Cristaldi, già sindaco di Mazara del Vallo, il quale ricorda che in quelle stesse acque pescose e profonde operano anche pescherecci provenienti da altri porti della Sicilia. Secondo Cristaldi, la pulizia dei fondali e la rimozione dei relitti rappresentano un passo obbligatorio e non più rinviabile per salvaguardare l’intera economia della pesca nell’isola.
Per evitare che le difficoltà economiche diventino irreversibili, la marineria ha formalmente chiesto un intervento immediato delle istituzioni regionali e un confronto urgente con l’assessore alla Pesca. L’obiettivo primario resta la messa in sicurezza dei fondali attraverso la rimozione dei relitti, un’azione ritenuta indispensabile per tutelare il patrimonio marittimo e garantire un futuro agli operatori del settore prima che sia troppo tardi.
Lampedusa, la marineria in ginocchio: “Peschiamo relitti e non più pesci”
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