domenica 12 Aprile 2026

Ciminnisi condivide documento dei consiglieri di Paceco e condanna i toni di Ricciardi: «linguaggio offensivo e sempre fuori luogo, silenzi gravi di chi non censura e rischio deriva nelle istituzioni».

La deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Cristina Ciminnisi, interviene con fermezza sui fatti accaduti durante il Consiglio comunale di Paceco del 9 aprile scorso, stigmatizzando ancora una volta i toni e i contenuti utilizzati dal consigliere Salvatore Ricciardi. «Per l’ennesima volta – dichiara Ciminnisi – il consigliere Ricciardi si è reso protagonista di uno sproloquio irriguardoso, arrivando ad allusioni offensive e inaccettabili sulla vita e sul percorso professionale di una donna. Si tratta di affermazioni gravi, che colpiscono non solo chi ne è destinatario e i suoi familiari, ma anche la dignità del confronto istituzionale». «La cosa più preoccupante – prosegue – è che non siamo davanti a un episodio isolato. Ricciardi non è nuovo a una dialettica volgare, sopra le righe, che non ha nulla a che fare con l’opposizione politica che, come dimostrato dagli altri colleghi di minoranza, può essere esercitata con intransigenza pur senza travalicare i limiti del rispetto delle persone e delle istituzioni . Io stessa ho sperimentato in prima persona questo linguaggio ma in nessun contesto civile questo atteggiamento può essere ulteriormente tollerato». «È evidente che si è sdoganato un modo di comunicare che non può trovare spazio nelle istituzioni. Quando l’obiettivo è solo offendere, siamo fuori dalla politica. Questo non è confronto, non è critica, ma semplice violenza verbale». La deputata punta poi il dito contro il silenzio di parte della politica locale: «è grave che molti tacciano. Persino gli esponenti di Fratelli d’Italia che abitualmente si accompagnano con Ricciardi sembrano assuefatti a questo linguaggio, tollerandolo o peggio legittimandolo con un silenzio acquiescente, senza mai prenderne le distanze». Infine, l’appello alla presidente del Consiglio comunale, Teresa Soru: «la credibilità della politica passa anche dal linguaggio usato nelle sedi istituzionali. Sono certa che la presidente, quale figura di garanzia del Consiglio e in quanto donna, saprà vigilare affinché questa deriva non diventi normalità».

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