latr317 Giugno 20191min6

Palermo, 17 giu. (AdnKronos) – “Sono molto stupita. Ho appreso dalla stampa della revoca della mia nomina a Sovrintendente della Foss, perché non mi ha mai chiamata nessuno. Né nei giorni scorsi né oggi. Ma io ho la coscienza apposto. Non ho alcun conflitto d’interesse. Mi dispiace molto perché avevo molti progetti per l’Orchestra sinfonica. In passato, quando ho ricoperto lo stesso incarico, avevo avviato il percorso di risanamento dell’ente”. A parlare, in una intervista all’Adnkronos, è Ester Bonafede, l’ex assessore regionale siciliana a cui oggi pomeriggio è stata revocata la nomina a Sovrintendente della Fondazione dell’Orchestra sinfonica siciliana. La revoca è stata annunciata oggi dal Presidente del Cda Stefano Santoro. “Avrebbe dovuto consegnarci una dichiarazione su conflitti di interesse e pendenze in corso e non lo ha fatto – ha detto – e invece c’è sia un contenzioso in atto per emolumenti da lei rivendicato sia una indagine della Corte dei conti per spese avallate da lei in passato”. Ma Bonafede nega con forza e dice che ha “tutte le carte in regola”.

“Sono veramente stupita – spiega – la cosa più logica sarebbe stata quella di chiamarmi e rendermi partecipe quello che era un problema per la fondazione. I fatti sono eclatanti, speravo di potere fare tante cose, finalmente potevo mettere a frutto la mi esperienza da assessore”. Il Cda della Foss, riunito nel pomeriggio, su proposta del presidente, Stefano Santoro, ha votato una delibera che revoca l’incarico. Bonafede, che aveva già ricoperto l’incarico in passato, era stata scelta tra le decine di curricula arrivati in seguito all’avviso di selezione pubblica. Quella scelta, rivendicata dall’Udc, aveva sollevato, però, un polverone. Adesso il dietrofront del Cda. (segue)

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Palermo, 17 giu. (AdnKronos) – di Elvira Terranova

Per “Sebastiano Ardita…è bianco o è nero…un talebano!”. Non solo trame, ma anche giudizi espressi nei confronti di altri componenti nelle conversazioni, registrate nelle riunioni intercettate tra politici e magistrati nell’ sul pm Luca Palamara e sul Csm che ha già portato alla dimissioni di quattro consiglieri. Cosimo Ferri e Luigi Spina, come emerge dalle intercettazioni che l’Adnkronos è in grado di pubblicare, prendono le ‘misure’ a Sebastiano Ardita, il pubblico ministero catanese membro del Csm, col quale Ferri dai primi anni Duemila condivideva la comune militanza in MI prima che avvenisse la scissione che portò alla nascita di A&I.

In altre intercettazioni, pubblicate oggi dall’Espresso, il gruppetto fa apprezzamenti nei confronti di Ardita, neo membro del Csm in Prima Commissione, proprio dove è finito l’esposto di Fava contro Ielo, e davighiano di ferro. Spina: “Cè coso che vuole spingere… Sebastiano… digli di stare calmo..”. Ferri: “Ti volevo dire… scusami… ma voleva convocare Ielo?”. Spina: No, voleva convocare Fava…per farsi…”. Corrado: “Calma, calma, calma…”. Spina: “Calma… più sta quella pratica meglio è”.

Non solo. Nelle intercettazioni, in possesso dell’Adnkronos, Ferri dice di lui che è “intelligente” ma …per lui o “è bianco o è nero”, “un talebano” lo definisce Luigi Spina; “uno che non si fa i fatti suoi” gli fa eco un altro partecipante alla riunione. Ferri insiste e ricorda i tempi della comune militanza in MI. Racconta che Ardita voleva rinnovare il gruppo ed emarginare i “vecchi “ e chi avrebbe tenuto condotte discutibili. “Mi soffocava…” aggiunge l’ex magistrato per spiegare la fine dei loro rapporti e della militanza comune in Magistratura Indipendente; e non nasconde il timore che Ardita voglia tornare a riprendersi la corrente per fare il segretario. Ferri: “È tosto… sai cosa, io l’ho capito Ardita… lui vuole rientrare e prendere in mano Magistratura indipendente politicamente… come segreteria, perché lui il cuore ce lo ha lì, dai”. Spina: “È più a destra di tutti Ardita, ragazzi…”.

Il gruppetto da un lato voleva sfruttare il rigore di Ardita – inconsapevole della strumentalità dell’esposto Fava – per approfondire la vicenda in prima commissione e definirla in fretta. Ma Luigi Spina invece vuole frenare per tenere il fascicolo aperto più a lungo possibile: “C’è Sebastiano che vuole spingere… digli di stare calmo… già lo voleva convocà… Calma… più sta quella pratica, meglio è…”, suggerisce Spina.

Anche Palamara non riesce ad avere accesso diretto ad Ardita per la sua domanda di aggiunto a Roma e chiede a Fava come può arrivarci. “Qualcuno ci ha parlato con Sebastiano…?”. E spera nella sua intransigenza per l’esposto Fava in prima commissione. Ma poi Ardita comprenderà che dietro l’esposto Fava si cela una strategia di Palamara e l’audizione non avverrà.

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Padova, 17 giu. (AdnKronos) – “Quarantacinque anni fa in questo luogo le Brigate Rosse assassinarono due nostri concittadini. Un giovane padre di famiglia, Graziano Giralucci e un ex Carabiniere Giuseppe Mazzola, i cui nomi si sono aggiunti alla lista, davvero troppo lunga, delle vittime del terrorismo in questo Paese. Eravamo agli inizi di quel lungo periodo della nostra Repubblica che oggi ricordiamo come quello degli anni di piombo, e dal quale siamo usciti per merito non solo dell’encomiabile lavoro delle Forze dell’ Ordine e della magistratura, ma anche della fermezza da parte di tutte le Istituzioni nel contrastare chi metteva a rischio la nostra democrazia”. Lo ha detto il sindaco di Padova, Sergio Giordani in occasione della cerimonia in ricordo delle vittime delle Brigate Rosse, Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, uccisi il 17 giugno del 1974 nella sede dell’allora Msi in Via Zabarella.

“Anni di piombo, sia per il clima di violenza e paura che si viveva in molte città, e Padova fu tra queste, sia per il ricorso sempre più frequente alle armi in una folle escalation del terrore – ha sottolineato il sindaco – La magistratura ha stabilito responsabilità e pronunciato le sentenze di condanna, gli storici ricostruiscono e inquadrano quegli avvenimenti nel contesto sociale e politico di quegli anni”.

“Il nostro compito oggi è altrettanto importante. Innanzitutto, doverosamente, ricordiamo i nostri concittadini Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, vittime incolpevoli di un odio politico cieco e assurdo. Ma soprattutto ribadiamo in modo netto e inequivocabile che in democrazia non ci devono, mai, essere nemici, ma solo avversari con cui confrontarsi”.

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(AdnKronos) – “Questa città non accetta e non accetterà mai la violenza come metodo di confronto politico, da qualunque parte essa provenga.Violenza che voglio sottolineare, non è solo quella criminale compiuta con le armi, ma anche quella fisica e quella verbale, quest’ultima purtroppo spesso sottovalutata, ma che può, anche indirettamente, creare tensioni che degenerano in fatti violenti”, ha proseguito.

“Il senso di questo ricordo, il 17 di giugno, è certamente quello di tenere viva la memoria dei due nostri concittadini uccisi, ma anche quello di non dimenticare quanto accadde a Padova e in tutta Italia in quegli anni, perché non si ripetano mai più fatti del genere. Un messaggio che deve giungere soprattutto ai più giovani, che non hanno vissuto quella oscura stagione di irrazionale violenza. Non dobbiamo temere di confrontaci anche con i momenti più bui del nostro passato, dobbiamo essere attenti oggi a non trascurare eventuali segnali di un ritorno all’odio e alla violenza politica. Questa città non dovrà mai più rivivere quella stagione di odio e di lutti”, ha concluso.

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Vicenza, 17 giu. (AdnKronos) – “Con oggi inizia una nuova era per il comando. Dopo un primo anno gestito dal comandante Rosini, oggi dirigente del delicato servizio dell’ambiente, e, nell’ultimo periodo, dal direttore generale incaricato ad interim, prende la guida di contra’ Soccorso Soccorsetto una persona dal curriculum significativo e dall’indiscussa conoscenza della città, al quale ho dato un mandato preciso su sicurezza e antidegrado. Molto abbiamo fatto in questo primo anno di amministrazione, come mi testimoniano quotidianamente i cittadini per strada. Ora mi aspetto un salto di qualità, in particolare nel contrasto del degrado urbano e del microspaccio nel centro storico e nei quartieri”. Con queste parole il sindaco Francesco Rucco, con l’assessore alle risorse umane Valeria Porelli e il direttore generale Gabriele Verza, ha presentato Massimo Parolin, primo classificato alla selezione indetta dal Comune di Vicenza per la copertura di un posto a tempo indeterminato di dirigente amministrativo per il servizio “Polizia Locale” tramite procedura di mobilità.

Parolin, che ha preso servizio oggi, ha immediatamente fatto suo l’auspicio del sindaco, confermando la volontà di impegnarsi al massimo nel controllo del territorio cittadino, che conosce perfettamente per esservi nato e cresciuto, in stretto coordinamento con le forze di polizia.

Il nuovo comandante, inoltre, ha annunciato che chiederà ai propri uomini di ispirarsi alla figura del “british bobby”, con una maggior presenza tra la gente, in particolare in centro storico, non solo per rassicurare, ma anche per tessere le relazioni fondamentali per lo svolgimento del proprio lavoro.


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