
PALERMO (ITALPRESS) – Il ricordo di una figura che ha segnato la storia della magistratura viene accompagnato, come ogni anno, dalla volontà di conoscere tutta la verità sulla sua morte e cancellare le ombre che tuttora, a 34 anni di distanza, permangono: nell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Palermo si è tenuto un convegno in cui a raccontare chi era Paolo Borsellino sono magistrati come lui, che ne hanno accompagnato parte del percorso o raccolto l’eredità.
L’evento si è concluso con l’inaugurazione, nel corridoio antistante l’Aula Magna, della mostra ‘Le Rose Spezzate, speciale stragi di Capaci e via d’Amelio’, una raccolta di documenti che ripercorrono gli episodi terroristici più sanguinosi della storia d’Italia e le reazioni ad opera dello Stato. Tra coloro che sono intervenuti il presidente della Corte d’Appello di Palermo Antonio Balsamo, il procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia, il presidente dell’Anm Giuseppe Tango, il procuratore generale della Corte d’Appello di Palermo Lia Sava, il presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini, il presidente del Consiglio nazionale forense Francesco Greco e il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Palermo Dario Greco: presenti in platea il presidente della Regione Renato Schifani, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, il prefetto di Palermo Massimo Mariani e Lucia Borsellino, figlia di Paolo.
“Il messaggio che vogliamo lanciare oggi è che il ricordo di Paolo Borsellino è qualcosa che unisce magistratura, avvocatura, istituzioni e giovani – sottolinea Balsamo -. C’è una presenza molto intensa di ragazzi a questo nostro incontro e questo credo sia un modo per realizzare il sogno di Borsellino. Restano nel nostro cuore le parole dette un mese dopo la strage di Capaci, quando spiegava che la lotta alla mafia deve essere anzitutto un movimento culturale e morale, capace di coinvolgere le giovani generazioni in quanto più sensibili alla bellezza del fresco profumo della libertà: questo suo messaggio è l’impegno di tutti noi, per questi ragazzi Borsellino è il modello di uomo, di magistrato, di italiano”.
L’importanza di iniziative come quella odierna, secondo Tango, è capillare: “Siamo qui per ricordare e omaggiare chi ha vissuto, lottato e lavorato per un ideale di giustizia fino all’estremo sacrificio, ma siamo qui anche per rinnovare l’impegno della magistratura tutta affinché quella sete di verità sulle stragi da parte dei familiari delle vittime e della collettività venga finalmente saziata. Siamo qui inoltre per dire che non va abbassata la guardia: dopo i recenti episodi abbiamo capito che la mafia è ancora ben radicata sul territorio, serve un’opera a livello sia culturale che di repressione e serve che ciascuno faccia la propria parte, dai magistrati agli insegnanti fino ai consiglieri di circoscrizione, agli imprenditori, alle associazioni. Ci sono ancora troppe ombre da dipanare legate alle stragi di quelle stagioni: la speranza è che la magistratura, che ha tutti i mezzi e le competenze, possa fare il proprio lavoro. In questi anni si è andato in varie direzioni, speriamo davvero che questa verità possa finalmente arrivare a beneficio dei familiari delle vittime, dei magistrati stessi e dell’intera collettività”.
Nel rendere omaggio a Borsellino, De Lucia evidenzia come “il modo in cui spiegava alle istituzioni le sue azioni è indicativo dell’insieme di conoscenze e di valori e dell’autorevolezza del personaggio: il suo insegnamento è rispetto per le istituzioni, ma sempre con autorevolezza e rispetto dei diritti. L’eredità che ci ha lasciato è un valore prezioso e noi, lo dico soprattutto a Lucia (la figlia, ndr) dobbiamo solo dire grazie a questo grande uomo per quello che ci ha lasciato”.
Il ricordo più toccante di Paolo Borsellino, accolto dalla platea dell’Aula Magna con una standing ovation, è quello della figlia Lucia: “Convivere con la dimensione pubblica della storia di mio padre è sempre stato molto difficile e a distanza di 34 anni mi procura ancora un certo disagio: le giovani generazioni però devono conoscere in modo credibile l’impegno di figure come lui, che hanno sacrificato la propria vita. Mio padre ha vissuto 52 anni e se ci penso mi assale ancora un’angoscia indescrivibile, non solo per la sua assenza ma perché penso a quanta vita abbia dovuto rinunciare: non possiamo fermarci dinanzi a quest’evidenza, ma bisogna ricordare sempre l’impronta che ha lasciato. Era un uomo estremamente umile, stava un passo dietro agli altri e non amava primeggiare: era anche ironico e con ironia trattava la paura della morte. Chiunque venisse in contatto con lui riceveva un sorriso, ma sul lavoro era un uomo davvero rigoroso: aveva una grande inclinazione a interpretare sguardi, gesti e silenzi, aspetto che lo ha reso amabile e al contempo temibile”.
L’intervento di Lucia Borsellino si chiude con un monito: “Come figli non intendiamo esimerci dal fare la nostra parte anche quando la nostra voce può diventare insidiosa, ma sempre nel pieno rispetto delle istituzioni: bisogna andare oltre i simboli e dico che la sottrazione dell’agenda rossa non può fermare la ricerca della verità; così si rischia di cadere nella mancata speranza che questa storia posta essere ricomposta e di vanificare gli sforzi delle istituzioni sane di questo paese”.
TANGO “TROPPE OMBRE SU STRAGI, AVANTI CON RICERCA VERITA’” / VIDEO
LE PAROLE DI ANTONIO BALSAMO
– Foto xd8/Italpress –
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