lunedì 24 Agosto 2026

Schifani bis, dopo le parole di Musumeci il centrodestra siciliano chiede unità

Schifani bis, dopo le parole di Musumeci il centrodestra siciliano chiede unità

PALERMO (ITALPRESS) – Uno dei dossier che la coalizione di centrodestra in Sicilia sarà chiamato ad affrontare nell’ultimo anno di legislatura è inevitabilmente quello della scelta del candidato alla presidenza della Regione: in tal senso ad accendere il dibattito negli ultimi giorni sono state le parole dell’ex governatore regionale Nello Musumeci, oggi ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, durante l’appuntamento di Bar Italia a Catania.

Tra i tanti aspetti affrontati, Musumeci si è soffermato sulla presunta eliminazione in Sicilia della regola di confermare il presidente uscente. Questa, aveva detto il ministro, “non c’è più da anni: prima c’era la regola secondo cui il presidente della Regione, se non coinvolto in casi giudiziari clamorosi o sottoposto a Tso, potesse essere ricandidato; questa è stata cancellata da Forza Italia e Lega nel 2022 quando in Sicilia il governatore uscente di Fratelli d’Italia, ovvero io, fui invitato a fare un passo di lato perché divisivo e non perché avesse problemi giudiziari o non fosse nella considerazione generale del consenso. Per amore della coalizione ho fatto un passo di lato, da allora non esiste più la regola dell’uscente e questo è stato confermato dal Molise, dove governava Forza Italia, e dalla Sardegna, dove governava la Lega; invocare la regola che l’uscente venga ricandidato è solo una bestemmia”. 

Le due regioni menzionate da Musumeci sono le uniche in cui, nell’ultimo quinquennio, la conferma dell’uscente non è stata applicata dal centrodestra. Nel caso del Molise si era trattato di un ricambio interno a Forza Italia, con l’avvicendamento tra Donato Toma e Francesco Roberti; in Sardegna la candidatura di Christian Solinas, in un primo momento sul tavolo, è stata successivamente ritirata dalla coalizione a causa del coinvolgimento del presidente uscente in un’inchiesta giudiziaria dai risvolti potenzialmente delicati (al suo posto è stato scelto Paolo Truzzu, esponente di Fratelli d’Italia).

Sono otto invece le regioni governate dal centrodestra che hanno visto la conferma della candidatura del presidente uscente: si tratta della Lombardia con Attilio Fontana (Lega), del Friuli-Venezia Giulia con Massimiliano Fedriga (Lega), del Piemonte con Alberto Cirio, dell’Abruzzo con Marco Marsilio (Fratelli d’Italia), dell’Umbria con Donatella Tesei (Lega), delle Marche con Francesco Acquaroli (Fratelli d’Italia), della Basilicata con Vito Bardi (Forza Italia) e della Calabria con Roberto Occhiuto (Forza Italia).

Un altro tema sollevato dall’ex governatore della Sicilia e attuale ministro a Bar Italia riguardava il fatto che il “passo di lato” sulla candidatura fosse stato fatto in un momento in cui l’indice di gradimento tra gli elettori, tracciato dal governance poll del Sole 24 Ore, lo vedeva al sesto posto tra i presidenti di Regione italiani, a pari merito con Fontana in Lombardia.

In questo caso la sua traiettoria aveva visto una crescita sia in classifica sia nelle percentuali di consenso: eletto nel 2017 con il 39,85% delle preferenze, Musumeci era sceso all’ultimo posto nel governance poll per i due anni successivi attestandosi al 32,5% nel 2019. Da lì la risalita: 12° con il 45,8% nel 2020, 6° ex aequo con il 49% nel 2021 e ancora 6° ex aequo con il 50% nel 2022. Più stabile invece la traiettoria dell’attuale presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, eletto con il 42,1% delle preferenze: 11° con il 51% di gradimento nel governance poll del 2023, 8° con il 57% nel 2024, 6° con il 56,5% nel 2025 e 8° con il 56% nel 2026.

Schifani ha scelto di non replicare direttamente alle parole di Musumeci, mentre sulla questione è intervenuto il commissario di Forza Italia in Sicilia Nino Minardo, il quale ha sottolineato all’Italpress come “l’unico criterio che conosco per giudicare chi guida una Regione è quello del buongoverno. Non gli automatismi, non le regole scritte o non scritte, ma i risultati. E va detto con onestà che questi risultati non nascono nel 2022: sono il frutto di una traiettoria che lo stesso Musumeci ha contribuito ad avviare e che Schifani ha saputo con grande capacità e autorevolezza proseguire e consolidare. Il centrodestra ha soprattutto una continuità di buon governo da preservare”.

Minardo lancia poi un appello agli alleati: “Coltiviamo il senso della coalizione. A conti fatti il centrodestra siciliano è una coalizione collaudata, che ha dimostrato di saper governare. E la storia ci insegna anche un’altra cosa: quando ci siamo divisi abbiamo sempre pagato un prezzo. Per questo oggi servono responsabilità, unità e la capacità di concentrarsi sul governo della Sicilia”.

Sul fronte Fratelli d’Italia è invece il senatore Raoul Russo a esprimersi: “Musumeci ha evidenziato un suo grande atto di responsabilità quando, da presidente uscente che aveva operato bene e affrontato l’emergenza Covid in un momento di grande difficoltà per la Sicilia, decise di fare un passo indietro per il bene della coalizione perché date le condizioni politiche essa aveva preferito indicare un’altra candidatura: questo ha stabilito un precedente importante, valso in altre occasioni. Per me Schifani sta operando bene e ha tutto il diritto di rivendicare la riconferma, ma il centrodestra deve imparare a ragionare di più sulla capacità di stare assieme, perché spesso abbiamo assistito a fibrillazioni per le elezioni amministrative e a incidenti d’aula legati al voto segreto: bisogna tornare a parlare con la società civile e aprire tavoli di discussione con la cittadinanza, in questo senso il laboratorio politico inventato da Carolina Varchi su Palermo è un esempio di buona prassi. Il tema è ascolto, programmazione e visione: i nomi dei candidati non mi appassionano, i temi sì”. 

Per il deputato regionale della Dc Ignazio Abbate “non è tanto attinente invocare un tavolo nazionale in Sicilia, dove c’è la presenza di partiti e liste prettamente regionali di peso: se si vuole discutere del prossimo candidato presidente sarebbe meglio muoverci con l’istituzione di un tavolo regionale che dia voce a tutti i partiti. Per noi in questo momento c’è Schifani e il candidato resta lui: se la cosa sarà diversa, lo deciderà un tavolo che coinvolge tutti e non Roma; in Sicilia i tavoli nazionali lasciano il tempo che trovano. La Dc è presente in questa coalizione e lo sarà anche alla prossima tornata elettorale: è importante però aprire un tavolo già da ora ed evitare uno stillicidio continuo di candidati”.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

Ti consigliamo

La nostra diretta

Ultim'ora

In primo piano

CHIUDI

CHIUDI