martedì 16 Giugno 2026

Lampedusa, tesori dal fondo del mare: recuperati reperti di epoca romana e tardoantica

I fondali di Lampedusa continuano a restituire preziose testimonianze del passato. Grazie a un’operazione congiunta di tutela del patrimonio culturale sommerso, è stato portato a termine con successo il recupero di numerosi reperti antichi. I manufatti, che si trovavano a profondità ridotta e privati della copertura della sabbia, correvano il serio rischio di essere depredati. L’intervento è stato il frutto di una stretta collaborazione istituzionale che ha visto in prima linea la Soprintendenza del mare della Regione Siciliana, insieme ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Palermo, al Nucleo carabinieri subacquei di Messina e alla Motovedetta carabinieri di Lampedusa.
Le operazioni di ricognizione e recupero hanno interessato due distinte aree dell’isola, portando alla luce materiali riconducibili a un ampio arco cronologico, compreso tra la tarda età repubblicana romana e l’epoca tardoantica.
Il primo nucleo di ritrovamenti è avvenuto nel tratto di mare antistante cala Guitgia, a una distanza compresa tra i 100 e i 200 metri dalla costa e a una profondità tra i 3 e i 6 metri. In questo punto i subacquei hanno recuperato ben 44 reperti, costituiti da due anfore da trasporto parzialmente conservate, numerosi frammenti di colli, anse e puntali, e un manufatto in piombo, verosimilmente utilizzato come peso da rete o come elemento connesso alle operazioni di recupero delle ancore.
Ulteriori rinvenimenti sono stati effettuati nei pressi della banchina del molo della Madonnina, a una distanza tra i 10 e i 50 metri dalla struttura portuale e a una profondità compresa tra gli 8 e i 10 metri. In quest’area sono stati recuperati otto reperti archeologici, tra cui tre anfore frammentarie, una contromarra in piombo, un frammento pertinente al puntale di un’anfora da trasporto e altri materiali ceramici.
Il successo dell’operazione è stato accolto con grande soddisfazione dall’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, il quale ha sottolineato come questa operazione dimostri, ancora una volta, l’importanza fondamentale della sinergia e della collaborazione tra le istituzioni impegnate nella tutela del patrimonio culturale. Secondo l’assessore, grazie ad attività come questa è possibile preservare e valorizzare le preziose testimonianze della storia custodite nei fondali marini, restituendole alla fruizione e alla conoscenza della collettività.
Tutti i reperti recuperati sono stati affidati alla competente autorità di tutela per le successive attività di studio, catalogazione e conservazione. Le sorprese, tuttavia, potrebbero non finire qui. Nel corso delle attività sono state infatti individuate, sotto lo strato sabbioso, possibili evidenze riconducibili a strutture di relitti sommersi. Tali elementi saranno oggetto di successivi approfondimenti da parte della Soprintendenza del mare al fine di accertarne la natura e l’eventuale interesse archeologico.

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