Riceviamo e pubblichiamo integralmente il comunicato stampa dell’enologo Gaspare Lentini: Leggo con attenzione la replica del Coordinatore provinciale di Forza Italia e, proprio per amore della verità dei fatti, ritengo necessario riportare la discussione sul terreno che più di ogni altro dovrebbe contare per un partito politico: i risultati ottenuti nei territori e la capacità di costruire consenso.
Si rivendicano percentuali di crescita nel tesseramento e il miglioramento della posizione di Forza Italia in alcune competizioni elettorali. Sono certamente dati che meritano di essere considerati, ma non possono diventare un alibi per non interrogarsi su ciò che, invece, non ha funzionato.
Con questa guida provinciale, infatti, Forza Italia ha perso nei comuni della provincia di Trapani nei quali si è votato con il sistema proporzionale, e questo dato non può essere cancellato attraverso una narrazione parziale dei risultati.
Le sconfitte elettorali non possono passare inosservate, soprattutto quando chi ha guidato il partito ha avuto piena responsabilità delle scelte politiche, organizzative e strategiche che le hanno determinate. Riconoscere una sconfitta non significa indebolire il partito, ma dimostrare serietà, rispetto verso gli elettori e capacità di correggere la rotta.
Un partito non si misura soltanto dal numero delle tessere o dalla collocazione in una graduatoria elettorale provinciale. Si misura soprattutto dalla capacità di vincere, crescere, radicarsi e valorizzare le proprie energie, costruendo una classe dirigente credibile e competitiva.
E proprio sotto questo profilo, il caso di Marsala rappresenta un’occasione mancata che non può essere ignorata.
A Marsala non si è lavorato con la determinazione necessaria per costruire un progetto finalizzato alla vittoria e alla crescita di Forza Italia. Al contrario, è prevalsa, a mio avviso, una logica di conservazione di posizioni personali, mettendo in secondo piano la necessità di valorizzare nuove energie, aggregare consenso e costruire una proposta politica realmente competitiva.
Questo è il punto politico che dovrebbe essere affrontato. Quando un partito rinuncia a competere fino in fondo o non riesce a valorizzare le proprie risorse, la responsabilità non può essere scaricata su chi chiede spiegazioni. Deve essere assunta da chi ha avuto il compito di guidare e orientare le scelte.
Per questo è necessario un cambio di passo: non soltanto nelle parole, ma nei metodi, nelle priorità e nella capacità di coinvolgere realmente i territori. Serve una gestione più aperta, inclusiva e lungimirante, capace di superare logiche di conservazione e di mettere al centro esclusivamente la crescita del partito.
Se davvero si vuole un partito “aperto e plurale”, allora bisogna dimostrarlo nei fatti: aprendo gli spazi, valorizzando chi lavora nei territori, ascoltando il dissenso e soprattutto accettando una discussione franca sui risultati.
Non è un attacco alla persona chiedere conto delle scelte politiche. È, al contrario, un esercizio di democrazia interna. E non può essere definito un attacco personale sottolineare che, quando le sconfitte si ripetono e riguardano diversi comuni, occorre una valutazione politica seria e trasparente.
Proprio per rispetto verso militanti, amministratori ed elettori, bisogna avere il coraggio di riconoscere anche gli errori e le sconfitte, soprattutto quando esse sono il risultato di decisioni assunte da chi aveva la responsabilità della guida.
Perché se un partito perde nei territori, se non riesce a trasformare il consenso in vittorie e se in alcuni casi rinuncia persino a costruire le condizioni per competere realmente, il problema non può essere sempre chi solleva la questione. Il problema sono le scelte politiche che hanno prodotto quei risultati.
La politica richiede responsabilità, non autoassoluzioni; confronto, non delegittimazione del dissenso.
Forza Italia non ha bisogno di una gestione finalizzata alla conservazione delle posizioni acquisite. Ha bisogno di coraggio, partecipazione, meritocrazia e capacità di costruire una classe dirigente nuova e competitiva.
Il vero obiettivo dovrebbe essere uno soltanto: far crescere Forza Italia nei territori e renderla protagonista delle prossime sfide elettorali,finora e’ stato esattamente il contrario.
Per riuscirci, però, occorre prima avere l’onestà politica di guardare ai risultati senza filtri e senza narrazioni di comodo. Occorre riconoscere ciò che non ha funzionato e imprimere un deciso cambio di passo, restituendo centralità ai territori, agli iscritti, agli amministratori e agli elettori.
I numeri elettorali non si interpretano: si leggono. E soprattutto, quando sono negativi, si affrontano. Le sconfitte non si rimuovono: si analizzano e, quando vi sono precise responsabilità politiche, si assumono.
Si rivendicano percentuali di crescita nel tesseramento e il miglioramento della posizione di Forza Italia in alcune competizioni elettorali. Sono certamente dati che meritano di essere considerati, ma non possono diventare un alibi per non interrogarsi su ciò che, invece, non ha funzionato.
Con questa guida provinciale, infatti, Forza Italia ha perso nei comuni della provincia di Trapani nei quali si è votato con il sistema proporzionale, e questo dato non può essere cancellato attraverso una narrazione parziale dei risultati.
Le sconfitte elettorali non possono passare inosservate, soprattutto quando chi ha guidato il partito ha avuto piena responsabilità delle scelte politiche, organizzative e strategiche che le hanno determinate. Riconoscere una sconfitta non significa indebolire il partito, ma dimostrare serietà, rispetto verso gli elettori e capacità di correggere la rotta.
Un partito non si misura soltanto dal numero delle tessere o dalla collocazione in una graduatoria elettorale provinciale. Si misura soprattutto dalla capacità di vincere, crescere, radicarsi e valorizzare le proprie energie, costruendo una classe dirigente credibile e competitiva.
E proprio sotto questo profilo, il caso di Marsala rappresenta un’occasione mancata che non può essere ignorata.
A Marsala non si è lavorato con la determinazione necessaria per costruire un progetto finalizzato alla vittoria e alla crescita di Forza Italia. Al contrario, è prevalsa, a mio avviso, una logica di conservazione di posizioni personali, mettendo in secondo piano la necessità di valorizzare nuove energie, aggregare consenso e costruire una proposta politica realmente competitiva.
Questo è il punto politico che dovrebbe essere affrontato. Quando un partito rinuncia a competere fino in fondo o non riesce a valorizzare le proprie risorse, la responsabilità non può essere scaricata su chi chiede spiegazioni. Deve essere assunta da chi ha avuto il compito di guidare e orientare le scelte.
Per questo è necessario un cambio di passo: non soltanto nelle parole, ma nei metodi, nelle priorità e nella capacità di coinvolgere realmente i territori. Serve una gestione più aperta, inclusiva e lungimirante, capace di superare logiche di conservazione e di mettere al centro esclusivamente la crescita del partito.
Se davvero si vuole un partito “aperto e plurale”, allora bisogna dimostrarlo nei fatti: aprendo gli spazi, valorizzando chi lavora nei territori, ascoltando il dissenso e soprattutto accettando una discussione franca sui risultati.
Non è un attacco alla persona chiedere conto delle scelte politiche. È, al contrario, un esercizio di democrazia interna. E non può essere definito un attacco personale sottolineare che, quando le sconfitte si ripetono e riguardano diversi comuni, occorre una valutazione politica seria e trasparente.
Proprio per rispetto verso militanti, amministratori ed elettori, bisogna avere il coraggio di riconoscere anche gli errori e le sconfitte, soprattutto quando esse sono il risultato di decisioni assunte da chi aveva la responsabilità della guida.
Perché se un partito perde nei territori, se non riesce a trasformare il consenso in vittorie e se in alcuni casi rinuncia persino a costruire le condizioni per competere realmente, il problema non può essere sempre chi solleva la questione. Il problema sono le scelte politiche che hanno prodotto quei risultati.
La politica richiede responsabilità, non autoassoluzioni; confronto, non delegittimazione del dissenso.
Forza Italia non ha bisogno di una gestione finalizzata alla conservazione delle posizioni acquisite. Ha bisogno di coraggio, partecipazione, meritocrazia e capacità di costruire una classe dirigente nuova e competitiva.
Il vero obiettivo dovrebbe essere uno soltanto: far crescere Forza Italia nei territori e renderla protagonista delle prossime sfide elettorali,finora e’ stato esattamente il contrario.
Per riuscirci, però, occorre prima avere l’onestà politica di guardare ai risultati senza filtri e senza narrazioni di comodo. Occorre riconoscere ciò che non ha funzionato e imprimere un deciso cambio di passo, restituendo centralità ai territori, agli iscritti, agli amministratori e agli elettori.
I numeri elettorali non si interpretano: si leggono. E soprattutto, quando sono negativi, si affrontano. Le sconfitte non si rimuovono: si analizzano e, quando vi sono precise responsabilità politiche, si assumono.




